Giuseppe Lupo a “La Biblioteca incontra”

 
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 26 giugno, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Giuseppe Lupo per presentare il libro Medioccidente. Un’alternativa geografica, politica, culturale (Marsilio), in dialogo con il professore Carlo Serafini.

 
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
 
L’AUTORE
Giuseppe Lupo è nato in Lucania (Atella, 1963) e vive in Lombardia, dove insegna presso l’Università Cattolica di Milano e di Brescia. Tra i suoi romanzi, tutti pubblicati da Marsilio, ricordiamo L’americano di Celenne (2000, Premio Berto, Premio Mondello), L’ultima sposa di Palmira (2011, Premio Selezione Campiello), Viaggiatori di nuvole (2013, Premio Giuseppe Dessì), L’albero di stanze (2015, Premio Alassio-Centolibri, Premio Frontino-Montefeltro), Gli anni del nostro incanto (2017, Premio Viareggio-Rèpaci), Breve storia del mio silenzio (2019), Tabacco Clan (2022) e Storia d’amore e macchine da scrivere (2025).
Collabora alle pagine culturali del «Sole-24Ore».
 
IL COORDINATORE DELL’INCONTRO
Carlo Serafini è professore associato di Letteratura italiana contemporanea presso l’Università telematica Pegaso. Ha insegnato in passato all’Università della Tuscia di Viterbo, Roma “La Sapienza”, L’Aquila, Perugia (Stranieri), Università Europea di Roma. Ha pubblicato articoli e saggi sui maggiori autori del Novecento e le monografie: Il quinto comandamento. Studi su Federigo Tozzi (Vecchiarelli, 2008), Italo Svevo. Lo scrittore, il critico, il drammaturgo (Aracne, 2012), Il fondo Sandro Penna. Biblioteca Guglielmo Marconi di Roma (Bulzoni, 2021). Membro della redazione della rivista di cultura contemporanea “L’Illuminista”, del progetto MEMO della MOD sul patrimonio di archivi letterari nazionali e del gruppo di ricerca Le.Gi. dell’ADI su letteratura e giornalismo. Relatore in numerosi Convegni nazionali e internazionali, è ideatore e curatore del progetto di ricerca su letteratura e giornalismo Parola di scrittore (Bulzoni).
 
IL LIBRO
Giuseppe Lupo, Medioccidente. Un’alternativa geografica, politica, culturale, Marsilio
 
Finito il Novecento e bruciate le aspettative del passaggio al nuovo millennio, sentiamo oggi il bisogno di cercare un’altra maniera di essere occidentali, consci che qualcosa è andato storto. Da questo disincanto, ma anche dalla consapevolezza che non tutto è perduto, prende avvio l’indagine di Giuseppe Lupo. L’invito è a immaginare un luogo fuori dalle cartine ma dentro le coscienze: il Medioccidente. Non una regione da rintracciare sugli atlanti geografici, ma una soglia tra un Oriente non finito e un Occidente non cominciato; una frontiera simbolica in cui tentare un equilibrio tra New York e Gerusalemme, tra Istanbul e Gibilterra, tra Oslo e Tangeri; un «continente morale» dove realizzare un nuovo patto tra gli uomini. In queste pagine, Lupo esplora l’ipotesi di una civiltà alternativa intrecciando letteratura e storia, antropologia e teologia, urbanistica ed economia. Il risultato è una profonda riflessione sulla necessità della memoria, sul valore dei legami comunitari, sul senso del sacro, in un’epoca che sembra aver perso la capacità di concepire altri modi possibili del vivere. Medioccidente è allora un gesto politico e poetico insieme: una mappa per orientarsi oltre la crisi dell’Occidente e ridefinire le coordinate del nostro stare al mondo.
 
 
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
 
 

RUSSIAMERICA – Morrison e Sokolov: fare i conti con la storia

 
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 27 marzo, alle 17.30, per l’ultimo appuntamento della nuova serie “RUSSIAMERICA – Letture parallele” dedicata al confronto tra letteratura russa e angloamericana, Luca Briasco e Mario Caramitti proporranno la lettura parallela di Toni Morrison e Saša Sokolov: “Fare i conti con la storia”.
 
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
 

I CURATORI

 
Luca Briasco
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
 
Mario Caramitti
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
 

FARE I CONTI CON LA STORIA

Una riflessione parallela sui mille modi in cui il fantastico, sotto forma di fantasma o di albero vivente, irrompe e contamina la prospettiva storica ed epica, e costruisce un modo nuovo di interpretare i “fatti”: che si tratti della dittatura staliniana o dell’eredità dello schiavismo.
 
Toni Morrison, Amatissima
Toni Morrison ha raccontato come Amatissima sia stato concepito a partire dalla riscoperta della storia di Margaret Garner, “una giovane madre che, dopo essere sfuggita alla schiavitù, fu arrestata per aver ucciso la figlia (e aver cercato di uccidere anche gli altri figli) pur di non farla tornare nella piantagione”.
La decisione di incentrare il suo romanzo sulle vicende di una madre che ha conquistato la libertà al prezzo più alto ha un costo, perché comporta l’immersione in un paesaggio storico e umano che ha in sé qualcosa di spaventoso. Un paesaggio – quello della schiavitù – “arduo e inesplorato; invitare i lettori (e me stessa) a entrare in quel paesaggio repellente (nascosto, ma non del tutto; deliberatamente sepolto, ma non dimenticato) voleva dire piantare una tenda in un cimitero abitato da fantasmi capaci di far risuonare la propria voce”.
E Amatissima è proprio questo: una storia di fantasmi, lontana dalla facile retorica antischiavista: una storia di colpe individuali e collettive che, proprio perché rimosse, continuano a tormentare l’America. Se è vero che il sogno americano si fonda sulla proiezione costante in un futuro che promette spesso più di quanto non sia oggettivamente in grado di mantenere, e che per Sethe, la madre fuggiasca al centro del romanzo, si traduce in due parole cariche di senso come “libertà” e “casa”, è altrettanto vero che quella libertà sarà sempre in discussione, e quella casa sempre infestata, fino a quando la protagonista non sarà riuscita a fare i conti con il proprio passato, e ad accoglierlo come una parte di sé.
 
Saša Sokolov, Palissandreide
Saša Sokolov (nato nel 1943) è uno degli scrittori più leggendari del secondo Novecento russo, unanimemente considerato il miglior fabbro dell’arte per l’arte e della parola in quanto tale. Con alle spalle un romanzo modernista in qualche modo lirico, faulkneriano (La scuola degli sciocchi) e uno ancora più denso e sperimentale, apertamente joyciano (Inter canem et lupum), decide, ormai in emigrazione, di cimentarsi con un prodigioso concentrato di stilemi postmoderni e pubblica nel 1984 la Palissandreide (Palisandrija), un romanzo in primo luogo auto-epico – l’epos di Palisandr che ibrida Saša (Aleksandr) e il palissandro – lasciando fino all’ultima pagina il lettore immerso nel dubbio se quelle del protagonista che dorme in una vasca siano braccia, gambe, rami o foglie. Con la stessa fantasmagorica e funambolica stilizzazione si succedono gli altri generi, dal picaresco al memorialistico, del giallo alla spy-story, dal libretto d’opera al romanzo erotico. Filo conduttore è però l’invenzione di un universo fantastorico che, prima ancora dell’inizio della perestrojka, descrive il totalitarismo sovietico come fosse l’autocrazia zarista, in un contesto totalmente atemporale e deideologizzato, dove marionette che si chiamano Stalin, Chruščëv, Brežnev e Andropov esercitano la monarchia assoluta tra i fasti imperiali del Cremlino, alla mercè di occulte congiure di palazzo, distillando l’essenza immutabile del potere in Russia a freddo e stolido ma anche molto grottesco cinismo. Proclamandosi dopo un lungo esilio Cronarca di tutte le Russie, l’eroe eponimo Palisandr realizzerà il suo obiettivo di ricucire lo “strappo nel tempo”, sommando sincreticamente l’imperialismo zarista e comunista, in lucido e drammatico presagio dell’allora lontanissima era putiniana.
 
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
 
 

RUSSIAMERICA – Turgenev e Yates: seminario sulla gioventù

 
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 20 marzo, alle 17.30, per il terzo appuntamento della nuova serie “RUSSIAMERICA – Letture parallele” dedicata al confronto tra letteratura russa e angloamericana, Mario Caramitti e Luca Briasco proporranno la lettura parallela di Ivan Turgenev e Richard Yates: “Seminario sulla gioventù”.
 
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
 

I CURATORI

 
Mario Caramitti
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
 
Luca Briasco
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
 

SEMINARIO SULLA GIOVENTÙ

In due momenti cruciali della storia russa e americana, segnati da profonde trasformazioni sociali e psicologiche, scrittori della generazione precedente leggono le illusioni e le aspirazioni dei loro giovani protagonisti alla luce di un complessivo dissesto etico e sociale, inserendo grandi personaggi femminili al centro della narrazione.
 
Ivan Turgenev, Alla vigilia
Pubblicato (1860) alla vigilia dell’epocale liberazione dei servi della gleba, Alla vigilia (Nakanune) prelude anche – nel tempo della storia, ambientata nel 1853 – alla disastrosa guerra di Crimea e alle aspettative ingannate dell’epoca di massima fibrillazione ideologica della storia della Russia. Al centro dell’intreccio i dirompenti esiti autunnali delle schermaglie d’amore in un’estate in dacia tra Elena, giovane aristocratica in cerca di un ruolo nel mondo e tre pretendenti, complementari a illustrare quel mondo in ogni stratificazione: l’artista frivolo e talentuoso Šubin, l’intellettuale teneramente bolso d’illimitato altruismo Bersenev, il virile, monolitico, impenetrabile patriota bulgaro Insarov.
Essenza e motore della narrazione è la sapiente orchestrazione autoriale, che miscela schermaglie, motteggi, panorami, idiosincrasie, dilemmi culturali per generare un organismo narrativo fresco e disinvolto, di spiccata, ammaliante fisionomia ritmica e stilistica.
Concentrato su rovelli etici e ideologici cui non si vuol dare, programmaticamente, alcuna soluzione, Alla vigilia può essere inteso come un enorme falso movimento, dietro il quale la vera evidenza e forse il vero intento autoriale è un seminario sulla gioventù, un’epopea della leggerezza, quintessenziale, intrinseca, non a dispetto dell’impegno civile ma in integrale alternativa.
 
Richard Yates, Revolutionary Road
Quando, nel 1961, esordisce formalmente come narratore con Revolutionary Road – pur avendo già pubblicato su rivista diversi dei racconti che di lì a poco convergeranno in Undici solitudini -, Richard Yates è alle soglie dei quarant’anni e ha alle spalle una vita intera di fallimenti, passi falsi, alcol a fiumi e tabacco a dismisura. È disilluso e minato nella salute. In America si preparano gli anni di Camelot, cui lo stesso Yates contribuirà come ghost writer del Procuratore generale Robert Kennedy, e che precipiteranno, il 22 novembre 1963, con l’assassinio “in diretta” di John Fitzgerald Kennedy.
Ma Yates non vuole parlare del suo presente, o ragionare su un futuro che a molti appare luminoso e che invece si rivelerà tragico: sceglie di raccontare una giovinezza già minata dal male di vivere, una storia di ribellione al conformismo nel nome di quello che, alla prova dei fatti, si rivelerà un conformismo ancor peggiore. Si cala nel passato, quindi, ed esplora l’America dei sobborghi, entrando nell’inferno delle villette tutte uguali in cui i giovani americani vedono spegnersi ogni giorno i propri sogni. Scrive un capolavoro ed evoca un mondo nel quale si è già fantasmi di sé stessi quando ancora ci si illude di essere vivi. Un ritratto d’epoca, così disperato nella sua empatia da non concedere ombra di scampo, o di redenzione.
 
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RUSSIAMERICA – Sexton e Achmatova: tra confessione e trasfigurazione

 
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 13 marzo, alle 17.30, per il secondo appuntamento della nuova serie “RUSSIAMERICA – Letture parallele” dedicata al confronto tra letteratura russa e angloamericana, Luca Briasco e Mario Caramitti proporranno la lettura parallela di Anne Sexton e Anna Achmatova: “Tra confessione e trasfigurazione”.
 
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
 

I CURATORI

 
Luca Briasco
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
 
Mario Caramitti
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
 

TRA CONFESSIONE E TRASFIGURAZIONE

Due poetesse capaci, per vie diverse ma con profonde analogie, di trascendere il modello confessionale: Achmatova, proponendo un io lirico interamente identificabile, ma senza alcun univoco o preciso riscontro autobiografico; Sexton, trasformando il privato in testimonianza di un’epoca, di una sensibilità, di una sottile rivolta collettiva.
 
Anne Sexton, Il libro della follia
Per Anne Sexton, la follia e la pulsione suicida nascono in primo luogo come controcanto oscuro a un’esistenza che, per usare le sue stesse parole, era scandita dalla convinzione “di non avere nessuna profondità creativa”.
“Vittima del Sogno Americano, il sogno borghese della classe media”, convinta per troppo tempo che spettasse a questo sogno scacciare gli incubi, le visioni, i demoni del proprio “sé sepolto”, Anne trova nella poesia l’argine che le consente, una volta per tutte, di “rinunciare alla rinuncia”, di immaginare uno spazio nel quale il sé ferito possa ricomporsi, trovare una dolorosa e feroce unità.
Se per la sua opera sia lecito parlare di “poesia confessionale” rimane oggetto di discussione, ed è certamente rischioso ridurre a una pura matrice autobiografica un percorso estetico che ha fatto della sperimentazione, del costante allargamento di ciò che può essere considerato materia poetica, del furore performativo, la propria chiave di volta. È dunque all’intersezione tra esperienza personale, riflessione sul femminile e trasfigurazione linguistica che si gioca quella partita rara e disturbante che ha nel Libro della follia uno dei suoi esiti più alti.
 
Anna Achmatova, La corsa del tempo
Achmatova è uno pseudonimo prossimale – il cognome esotizzante della nonna materna tatara – scelto per ribellarsi all’autorità paterna e per indossare una maschera di alterità, alla quale, nei versi, se ne sommeranno molte altre: dall’innamorata ingenua e trepidante alla raffinata donna di mondo, dalla ribelle altera all’edonista ai limiti della perversione e, prima fra tutte, la maschera dell’amante tradita o abbandonata.
Nella Pietroburgo dell’immediata vigilia della rivoluzione, i lettori condividono appassionatamente emozioni e delusioni della giovane, ancora a tutti ignota poetessa: non ci si preoccupa troppo di come tanto diversi profili psicologici possano coincidere, a tal punto dirompente è la novità del suo stile laconico, tornito e insieme cristallino, sempre spiazzante, scandito da dialoghi di bruciante intensità e correlativi oggettivi che sommano con visionaria inventiva la natura russa e la moda della belle époque. Per l’elegante dama mondana il destino ha in serbo un tragico futuro di umiliazioni e persecuzioni, ma nel poema della maturità Requiem, specchio di un figlio e due mariti travolti dal terrore staliniano, la voce di Achmatova continuerà a suonare altrettanto nitida, lapidaria, ma, ora, infinitamente straziante.
 
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RUSSIAMERICA – Dostoevskij e Scott Fitzgerald: poetiche in miniatura

 
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 6 marzo, alle 17.30, si terrà il primo appuntamento della nuova serie “RUSSIAMERICA – Letture parallele” dedicata al confronto tra letteratura russa e angloamericana a cura di Luca Briasco e Mario Caramitti.
Il primo incontro si intitola “Poetiche in miniatura” e propone la lettura parallela di Fëdor Dostoevskij e Francis Scott Fitzgerald.
 
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
 

I CURATORI

 
Luca Briasco
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
 
Mario Caramitti
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
 

POETICHE IN MINIATURA

Approcciarsi a due classici per eccellenza partendo da opere più brevi e relativamente meno note permette di evidenziare in modo particolarmente nitido alcuni dei tratti più connotanti delle loro poetiche: il piacere masochistico per l’umiliazione e il cortocircuito vittima-carnefice per Dostoevskij, il gioco della seduzione e dell’inganno per Fitzgerald.
 
Fëdor Dostoevskij, L’eterno marito
Dov’è il fascino più recondito dell’arte di Dostoevskij? Cosa si nasconde dietro il suo incessante scavo della psicologia umana?
L’eterno marito (Večnyj muž), vibrante quanto sfibrante romanzo breve della maturità dello scrittore (1870), è vocato a disilludere definitivamente chiunque abbia l’oltranza di proporre risposte univoche a dilemmi concepiti per lasciare eternamente interdetto il lettore. Ne è un dedalico concentrato il pavido Trusockij (la viltà nel cognome parlante), che appunto in eterno aspira al ruolo di marito cornuto, crogiolandosi nell’umiliazione ma al contempo sfruttando la sua posizione per un sottile gioco di rivalsa, dialettico e fisico, che impone ai rivali una sorta di tormentoso ma a lui molto congeniale ménage à trois. Su piani temporali scissi l’ombra di una delle tipiche donne infernali dostoevskiane, pur ormai defunta, si proietta sull’aristocratico e aitante co-protagonista Vel’čaninov sotto forma di occultata e poi sciorinata a arte paternità segreta, travolgendo, nel bene e nel male, la sua ipocondrica passività. La menzogna, rivolta reciprocamente, verso se stessi e, più subdolamente ancora, al lettore, innesca un gioco delle parti di straordinaria modernità, a ogni effetto pirandelliano, mentre la vistosamente inattendibile autoanalisi di Vel’čaninov nel prefinale prefigura le più celebri pagine di Svevo.
 
Francis Scott Fitzgerald, Tutti i giovani tristi
In tutto il corso della sua carriera di scrittore, Francis Scott Fitzgerald ha sempre dichiarato che scrivere racconti e venderli alle tante riviste popolari che – nei suoi anni d’oro – facevano a gara per accaparrarseli, pagandoli spesso a peso d’oro, non era per lui molto più di un compromesso: un modo per fare quattrini e potersi concedere lo stile di vita dispendioso che ha scandito gli anni della sua giovinezza, tra feste, viaggi e alcol a fiumi.
I racconti, però, rappresentano anche un’occasione preziosa per studiare, con la facilità assicurata dalla forma breve, i grandi temi che scandiscono il percorso letterario e umano di un mito del Novecento americano. Pubblicata subito dopo quello che rimane il capolavoro riconosciuto di Fitzgerald, Il grande Gatsby, Tutti i giovani tristi è forse la sua raccolta più poetica e incisiva, nella quale lo scavo psicologico, l’ironia spietata, l’eleganza della scrittura lasciano emergere l’anima profonda di uno scrittore ossessionato dal sogno americano, dal suo inevitabile fallimento, dalla spietatezza di un mondo nel quale il mito dell’ascesa sociale è minato dall’indifferenza, dalla crudeltà e dall’egoismo di chi è già arrivato in cima. E dove le relazioni di genere e i rapporti di coppia sono compromessi sul nascere dall’inganno, dalla messa in scena, dal gioco disturbante della seduzione.
 
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
 
 

RUSSIAMERICA – Letture parallele

 
Care lettrici e cari lettori,
come anticipato in apertura dell’incontro di venerdì 27 febbraio, possiamo finalmente svelare il programma di “RUSSIAMERICA – Letture parallele” la serie di quattro appuntamenti dedicati al confronto tra letteratura russa e angloamericana a cura di Luca Briasco e Mario Caramitti.

 
Gli incontri si svolgeranno, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
 
I CURATORI
Luca Briasco
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
 
Mario Caramitti
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
 
IL PROGRAMMA
 
1. Venerdì 6 marzo
Fëdor Dostoevskij, L’eterno marito / Francis Scott Fitzgerald, Tutti i giovani tristi
POETICHE IN MINIATURA
Approcciarsi a due classici per eccellenza partendo da opere più brevi e relativamente meno note permette di evidenziare in modo particolarmente nitido alcuni dei tratti più connotanti delle loro poetiche: il piacere masochistico per l’umiliazione e il cortocircuito vittima-carnefice per Dostoevskij, il gioco della seduzione e dell’inganno per Fitzgerald.
 
2. Venerdì 13 marzo
Anne Sexton, Il libro della follia / Anna Achmatova, La corsa del tempo
TRA CONFESSIONE E TRASFIGURAZIONE
Due poetesse capaci, per vie diverse ma con profonde analogie, di trascendere il modello confessionale: Achmatova, proponendo un io lirico interamente identificabile, ma senza alcun univoco o preciso riscontro autobiografico; Sexton, trasformando il privato in testimonianza di un’epoca, di una sensibilità, di una sottile rivolta collettiva.
 
3. Venerdì 20 marzo
Ivan Turgenev, Alla vigilia / Richard Yates, Revolutionary Road
SEMINARIO SULLA GIOVENTÙ
In due momenti cruciali della storia russa e americana, segnati da profonde trasformazioni sociali e psicologiche, scrittori della generazione precedente leggono le illusioni e le aspirazioni dei loro giovani protagonisti alla luce di un complessivo dissesto etico e sociale, inserendo grandi personaggi femminili al centro della narrazione.

 
4. Venerdì 27 marzo
Toni Morrison, Amatissima / Saša Sokolov, Palissandreide
FARE I CONTI CON LA STORIA
Una riflessione parallela sui mille modi in cui il fantastico, sotto forma di fantasma o di albero vivente, irrompe e contamina la prospettiva storica ed epica, e costruisce un modo nuovo di interpretare i “fatti”: che si tratti della dittatura staliniana o dell’eredità dello schiavismo.
 
 
Gli incontri saranno anche trasmessi in diretta sul nostro canale YouTube
 
 

Ernesto Galli della Loggia e Paolo Mieli a “La Biblioteca incontra”

 
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 27 febbraio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 1/2026, Ernesto Galli della Loggia e Paolo Mieli presenteranno il libro Brevi lezioni di storia italiana (e non solo) (Solferino), in dialogo con Paolo Pelliccia.

 
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
 
GLI AUTORI
Ernesto Galli della Loggia
Professore emerito di Storia contemporanea presso l’Istituto Italiano di Scienze Umane (Scuola Normale di Pisa).
Ha insegnato nelle Università di Siena, Perugia e all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove è stato preside della Facoltà di Filosofia. È editorialista del «Corriere della Sera».
Tra i suoi libri più recenti ricordiamo Una capitale per l’Italia. Per un racconto della Roma fascista (2024).
 
Paolo Mieli
Giornalista e storico, è stato direttore de «La Stampa» dal 1990 al 1992 e del «Corriere della Sera» dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009 (ora ne è editorialista).
Dal 2021 è presidente del Premio Viareggio-Rèpaci.
Tra i volumi più recenti della sua ampia produzione saggistica, ricordiamo Fiamme dal passato (2024) e Il prezzo della pace (2025).
 
IL LIBRO
Ernesto Galli della Loggia e Paolo Mieli, Brevi lezioni di storia italiana (e non solo), Solferino
 
Non si può comprendere l’Italia di oggi senza conoscerne il passato e indagare gli snodi storici che hanno costruito, nei secoli, la sua identità. È con questa convinzione che Ernesto Galli della Loggia e Paolo Mieli tracciano in queste pagine un articolato disegno della storia italiana ed europea degli ultimi duecento anni, in una sintesi essenziale quanto rigorosa.
Qual è stato il ruolo di Cavour nel processo di unificazione nazionale? Come si è affermato il comunismo in Russia durante la Prima guerra mondiale? Quali condizioni hanno favorito l’ascesa di Mussolini e Hitler? Come si è potuta compiere la tragedia della Shoah e perché la Guerra fredda ha dominato il secondo Dopoguerra?
Queste Brevi lezioni partono dai moti carbonari e dalle guerre d’indipendenza contro l’Impero austriaco per arrivare alla Seconda Repubblica, attraversando le grandi cesure del Novecento: le ideologie dominanti, i conflitti mondiali. Fino al secolo americano, alle sfide della globalizzazione e alla crescita del ruolo internazionale cinese.
Il frutto di questa cavalcata è un racconto dei grandi eventi, dei personaggi centrali e delle tensioni irrisolte tra le aspirazioni dell’età moderna e le sue inevitabili contraddizioni. Con l’intento di offrire una chiave di lettura del passato, utile per orientarsi tra le incertezze del nostro presente.
 
 
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