Diego Marani a “La Biblioteca incontra”
martedì 10 febbraio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 1/2026, Diego Marani presenterà il suo libro L’ultima falsità (La nave di Teseo), in dialogo con Antonello Ricci.
Già direttore dell’Istituto italiano di cultura di Parigi, è stato per lungo tempo funzionario dell’UE, dove si è occupato di lingue e di diplomazia culturale. Per La nave di Teseo sono usciti Vita di Nullo (2017), Il ritorno di San Giorgio (2019), La città celeste (2021) e la nuova edizione di Nuova grammatica finlandese (2022), romanzo tradotto in quindici lingue, vincitore tra gli altri del premio Grinzane Cavour 2001 e dell’Oxford-Weidenfeld Translation prize 2012.
Incoraggiato dallo psicanalista, il diplomatico si dedica più pienamente alla sua passione e porta alle sedute le trame dei suoi romanzi mai scritti che affascinano il medico e che finiranno per diventare l’unico argomento dei loro incontri. Zanca non si accorge che la finzione delle sue storie finisce per intrecciarsi con la realtà: una proliferazione incontrollata di personaggi, di fantasmi e di trame che finiscono per invadere il suo mondo e che influenzeranno inesorabilmente la sua vita e quella delle persone intorno a lui, fino al colpo di scena finale.
Marguerite Duras a “La Biblioteca incontra”
venerdì 6 febbraio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 1/2026, Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari presenteranno, in anteprima nazionale, un inedito di Marguerite Duras tradotto in italiano per la prima volta: La musica (L’orma).
Scrittrice, regista e sceneggiatrice francese, nata in Indocina e nota per il suo stile unico e la sua prosa emotiva che l’hanno resa una delle più grandi autrici francesi del Novecento. Tra le sue opere più celebri si annoverano il romanzo L’amante (1984), vincitore del Premio Goncourt, e la sceneggiatura del film Hiroshima mon amour (1959).
Da La musica l’autrice trasse il suo primo film nel 1966.
Critico letterario e editore. Ha insegnato letterature comparate nelle università di Paris III e Limoges dedicandosi in particolare agli aspetti teorici della traduzione.
Ha tradotto, tra gli altri, Apollinaire, Rushdie, Valéry, Rimbaud, Stendhal e Gracq.
Per le sue traduzioni di Annie Ernaux ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti tra cui il Premio Stendhal e il premio «La Lettura – Corriere della Sera» per la miglior traduzione dell’anno 2018.
È studioso di letteratura comparata, editore e libraio. Ha tradotto, tra gli altri, Bertolt Brecht, Emmy Hennings, Franz Kafka, Thomas Mann, Christoph Ransmayr e Natascha Wodin. Ha curato la prima edizione italiana de Il romanzo dei tui di Brecht. È autore della monografia Il demone distratto. Scrittura e personaggio nel primo Kafka (Le Lettere 2008). Ha scritto articoli e interventi su E.T.A. Hoffmann, Giacomo Leopardi, Nathanael West e Cesare Cases.
Con Lorenzo Flabbi nel 2012 ha fondato L’orma editore
Anni dopo la loro separazione, un uomo e una donna si ritrovano in una camera d’albergo per discutere del proprio divorzio. Tra ricordi e silenzi, tra attrazione e rancore, emergono parole mai dette prima. Nel corso della notte i due rivivono la loro storia fatta di dubbi, tradimenti e sentimenti irrisolti, fino a chiedersi se sia davvero una fine o piuttosto un nuovo inizio. Scritto nel 1965 e ripreso vent’anni più tardi, questo dittico teatrale e cinematografico ci consegna la Duras più intensa, maestra del dialogo interrotto, del tempo sospeso, del desiderio che sopravvive al naufragio.
Un’assoluta novità editoriale nel trentennale della morte di Duras.
Traduzione di Cristina Kontoglou.
Leggere pericolosamente
di Azar Nafisi
Traduzione di Anna Rusconi
Adelphi, 2024
«Finché possiamo immaginare, siamo liberi» ha detto David Grossman. Ma – si potrebbe obiettare – non sarà un lusso riservato agli scrittori? In altre parole: la letteratura esercita un effettivo potere sulla nostra vita quotidiana? Le cinque lettere che fra il 2019 e il 2020 Azar Nafisi ha indirizzato al padre, proseguendo un dialogo che la morte di lui non ha interrotto, sono la più persuasiva risposta a questo cruciale interrogativo. Mentre intorno a lei, anche negli Stati Uniti, la realtà si fa sempre più allarmante – dall’affermarsi di tendenze totalitarie alla pandemia di Covid-19 – e indignazione e angoscia paiono sopraffarla, Azar Nafisi torna a immergersi nei libri che più ha amato, e ci mostra, intrecciando racconto autobiografico e riflessione sulla letteratura, come Salman Rushdie e Zora Neale Hurston, David Grossman e Margaret Atwood, e altri ancora, l’abbiano accompagnata nei momenti più difficili, come veri e propri talismani. E le abbiano dischiuso, con la loro multivocalità, inattese prospettive: insegnandole per esempio a dubitare della soffocante dicotomia tra aggressore e vittima; a vedere nell’odio e nella rabbia, in apparenza capaci di conferire identità, una fuga dal dolore – a comprendere che le grandi opere letterarie sono davvero pericolose, giacché smascherano ogni impulso tirannico, fuori e dentro di noi. Sicché leggerle pericolosamente significa accogliere l’irrequietezza e il desiderio di conoscenza di cui ci fanno dono.
L’orizzonte della notte
di Gianrico Carofiglio
Einaudi, 2024
Il ritorno di Guido Guerrieri in un romanzo poderoso e commovente.
«Non so dire se avessi deciso già quella mattina, al momento di andare in tribunale, che sarei rimasto in aula ad aspettare la sentenza. Forse sí o forse no. Mi sedetti sulla sedia del pubblico ministero, su quella di un giudice popolare, su quella del presidente, poi entrai nella gabbia degli imputati. Per vedere il mondo attraverso le sbarre».
Una donna ha ucciso a colpi di pistola l’ex compagno della sorella. Legittima difesa o omicidio premeditato? La Corte è riunita in Camera di Consiglio. In attesa della sentenza l’avvocato Guerrieri ripercorre le dolorose vicende personali che lo hanno investito nell’ultimo anno. E si interroga sul tempo trascorso, sul senso della sua professione, sull’idea stessa di giustizia.
Un’avventura processuale enigmatica, dal ritmo impareggiabile, che si intreccia a un’affilata meditazione sulla perdita e sul rimpianto, sulle inattese sincronie della vita e sulla ricerca della felicità.
L’America in automobile
di Georges Simenon
Traduzione di Federica Di Lella e Maria Laura Vanorio
Con una nota di Ena Marchi
Adelphi, 2023
Nell’ottobre del 1945 Georges Simenon sbarca a New York, ansioso di lasciarsi alle spalle le turbolenze degli anni di guerra, le accuse di collaborazionismo e le minacce di epurazione. Con la moglie Tigy e il figlio Marc si stabilisce in Canada, nel Nouveau-Brunswick – ma è agli Stati Uniti che guarda. E, per conoscere meglio il paese dove comincerà una nuova vita, parte al volante di una Chevrolet per un viaggio di cinquemila chilometri, che dal Maine lo porterà sino a Sarasota, sul Golfo del Messico. Ad attirarlo, come sempre, non sono le città – anche se confesserà che a New York si sente perfettamente a suo agio –, ma la gente e «i piccoli particolari della quotidianità»: tutto ciò che può offrire ai suoi lettori «un’immagine più intima» degli Stati Uniti. Lui che aveva sempre captato, ovunque nel mondo, un disperato e insoddisfatto bisogno di dignità, finirà per essere conquistato dalla «forte tensione verso l’allegria e la gioia di vivere» che sprigionano le semplici ed essenziali case americane, dalla cordialità (o meglio: la familiarità) che regola i rapporti di lavoro, dalla fiducia in sé stessi che le scuole sanno inculcare negli studenti, dalla squisita cortesia degli abitanti del Sud – che nelle relazioni mettono «quel qualcosa di impercettibile e affascinante» che rende tanto preziosa l’esistenza – e scoprirà che proprio qui, nella sua nuova patria, vige «un tipo di vita che… tiene conto più di qualsiasi altro della dignità dell’uomo».