Don Paolo Alliata a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 3 luglio, alle 17.30, per l’ultimo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, tornerà a trovarci don Paolo Alliata per presentare il libro Nel tempo di Dio. Poesia e meditazione per le Ore del giorno (Ponte alle Grazie), in dialogo con il commissario straordinario Paolo Pelliccia.
venerdì 3 luglio, alle 17.30, per l’ultimo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, tornerà a trovarci don Paolo Alliata per presentare il libro Nel tempo di Dio. Poesia e meditazione per le Ore del giorno (Ponte alle Grazie), in dialogo con il commissario straordinario Paolo Pelliccia.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTORE
Paolo Alliata è sacerdote della Diocesi di Milano. Laureato in Lettere classiche, cerca di raccontare, nella predicazione e negli scritti, il grande Mistero cristiano ricorrendo volentieri a immagini e temi tratti dalla letteratura e dal cinema. Per Ponte alle Grazie ha pubblicato: Dove Dio respira di nascosto (2018), C’era come un fuoco ardente (2019), Gesù predicava ai bradipi (2021) e L’amore fa i miracoli (2024).
Dal 2022 è rettore del liceo Montini di Milano.
Dal 2022 è rettore del liceo Montini di Milano.
IL LIBRO
Don Paolo Alliata, Nel tempo di Dio. Poesia e meditazione per le Ore del giorno, Ponte alle Grazie
Dalla notte dei tempi, poesia e preghiera hanno camminato insieme. Perché la poesia, anche quando non invoca Dio in modo esplicito ma dà voce all’inquietudine della condizione umana, alla confusa bellezza dei sentimenti che ci agita, alle asperità del quotidiano, è ascesi – un esercizio di attenzione al mondo e a ciò che lo trascende. La poesia, quando è davvero poesia, religiosa o meno che sia, ci spinge oltre noi stessi, sull’orlo dell’indicibile, là dove terra e cielo si sfiorano. E, su quel confine vibrante, ricava uno spazio sacro in cui le parole si intrecciano in modo inaspettato, smentiscono le leggi della grammatica, accendono immagini e orizzonti: non servono solo a comunicare, ma ad abitare il Mistero. In questo breviario personale, don Paolo Alliata sceglie le poesie che più parlano al suo cuore e le dispone lungo la giornata secondo le Ore liturgiche per scortarci nella grande avventura di diventare vivi.
Dal Notturno – o Mattutino – al Vespro, dalle Lodi alla Compieta, nel meriggiare dell’Ora Media, i versi di Rilke e Pozzi, di Whitman e Turoldo, di Milton e Pessoa ci infondono una grazia potente che ci trasforma tutti – poeti e lettori – in profeti.
Perché se la nostra anima, come quella degli angeli, è piena di canto, è solo cantando che possiamo liberare lo Spirito che soffia nel fondo della nostra umanità.
Dal Notturno – o Mattutino – al Vespro, dalle Lodi alla Compieta, nel meriggiare dell’Ora Media, i versi di Rilke e Pozzi, di Whitman e Turoldo, di Milton e Pessoa ci infondono una grazia potente che ci trasforma tutti – poeti e lettori – in profeti.
Perché se la nostra anima, come quella degli angeli, è piena di canto, è solo cantando che possiamo liberare lo Spirito che soffia nel fondo della nostra umanità.
L’incontro sarà anche trasmesso in diretta sul nostro canale YouTube
Giuseppe Manfridi a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 29 maggio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, tornerà a trovarci Giuseppe Manfridi per una conferenza spettacolo intitolata L’acqua, il mare e i naufragi nel teatro di Shakespeare.
venerdì 29 maggio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, tornerà a trovarci Giuseppe Manfridi per una conferenza spettacolo intitolata L’acqua, il mare e i naufragi nel teatro di Shakespeare.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTORE
Giuseppe Manfridi è drammaturgo, romanziere e sceneggiatore. Da anni il suo teatro è costantemente rappresentato in Italia e all’estero. Tra gli allestimenti più pregevoli: Giacomo, il prepotente, nel ’98 al Théatre des Champs-Elisées di Parigi, e Zozòs, allestito nel 2000 al Gate Theatre di Londra con la regia di Peter Hall, e ripreso al Barbican nel 2003. Il critico del Sunday Times ha definito la commedia “La più divertente che abbia mai visto”. La partitella; Giacomo, il prepotente; L’osso d’oca e L’orecchio sono state trasmesse da RAI DUE nella serie Palcoscenico.
Tra le sue sceneggiature: Ultrà, film che, per la regia di Ricky Tognazzi, ha vinto l’Orso d’argento al Festival di Berlino nel 1991. Nel 2006 il romanzo Cronache dal paesaggio, e, due anni dopo, La cuspide di ghiaccio (entrambi editi da Gremese) sono entrati nella selezione finale del Premio Strega. Nel 2020 il romanzo Anja, la segretaria di Dostoevskij (La Lepre Edizioni) ha vinto il Premio Città di Como.
Tutto il suo teatro è in corso di pubblicazione presso La Mongolfiera Editrice.
Tra le sue sceneggiature: Ultrà, film che, per la regia di Ricky Tognazzi, ha vinto l’Orso d’argento al Festival di Berlino nel 1991. Nel 2006 il romanzo Cronache dal paesaggio, e, due anni dopo, La cuspide di ghiaccio (entrambi editi da Gremese) sono entrati nella selezione finale del Premio Strega. Nel 2020 il romanzo Anja, la segretaria di Dostoevskij (La Lepre Edizioni) ha vinto il Premio Città di Como.
Tutto il suo teatro è in corso di pubblicazione presso La Mongolfiera Editrice.
IL LIBRO
Giuseppe Manfridi, Shakespeare sul Titanic, Efesto
Questa è la storia di una storia, quella di Romeo e Giulietta, che nasce molto prima di Shakespeare e continua a vivere anche dopo di lui. Addirittura nel capolavoro cinematografico di James Cameron, Titanic, ritroviamo insospettabilmente la chimica narrativa della celeberrima tragedia. L’idea di fondo è la seguente: ogni storia non è che il segmento di sé stessa e ha nel capolavoro che sembra cristallizzarla una tappa di transito, non di più. Quindi, ogni sorgente è una foce e ogni foce è una sorgente, e questo libro insegue così, per centinaia e centinaia di pagine, l’inesausta peripezia di un solo palinsesto. Inoltre, è un meeting letterario epocale dove ogni pagina è il luogo in cui i grandi autori della storia si danno appuntamento per scambiarsi un sorriso e una stretta di mano. E, chiaramente, non è un libro solo su Shakespeare ma è anche una grande meditazione filosofica sulla giovinezza, sul nulla, sulla propalazione, su quella “teologia laica” che chiamiamo Letteratura.
Emanuele Trevi a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
martedì 19 maggio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Emanuele Trevi per presentare il libro Mia nonna e il Conte (Solferino) in dialogo con Antonello Ricci.
martedì 19 maggio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Emanuele Trevi per presentare il libro Mia nonna e il Conte (Solferino) in dialogo con Antonello Ricci.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTORE
Emanuele Trevi (Roma, 1964), tra i più apprezzati scrittori e critici della sua generazione, collabora con il «Corriere della Sera». Ponte alle Grazie ha pubblicato i tre romanzi Qualcosa di scritto (2012, finalista Strega, vincitore del Premio Europeo per la Letteratura, tradotto in diciotto lingue), Sogni e favole (2019, Premio Viareggio) e Il figlio del mago (2023), e una nuova edizione del saggio Musica distante (2012). Tra i suoi altri libri ricordiamo Istruzioni per l’uso del lupo (Castelvecchi, 1994), I cani del nulla (Einaudi, 2003), Senza verso (Laterza, 2004), Il libro della gioia perpetua (Rizzoli, 2010), Il popolo di legno (Einaudi, 2015). Con Due vite (Neri Pozza, 2020) ha vinto il Premio Strega 2021.
IL LIBRO
Emanuele Trevi, Mia nonna e il Conte, Solferino
«Come certe ragazzine così timide e ritrose da sembrare anonime, che svelano il loro fascino al momento giusto, nel giro di un’estate, a sedici o diciotto anni, iniziando a raggiare alla maniera di astri appena scoperti nella carta del cielo, mia nonna diventò bellissima dopo gli ottanta.» È una nonna dai tratti di dea arcaica, Peppinella, la protagonista di questo libro, una perentoria matriarca calabrese che, come una regina, vive riverita da due dame di compagnia – Delia e Carmelina – ma che al pari di ogni donna del popolo guarda Beautiful al pomeriggio. Nel suo giardino dominato dall’imponente cibbia, il nipote Emanuele trascorre – immerso nei libri – le interminabili estati dell’infanzia e della giovinezza. Ed è in questo hortus conclusus che un bel giorno Peppinella si vede comparire davanti addirittura un Conte, anch’egli ultraottantenne e studioso della storia borbonica, che le porge un mazzetto di fiori e chiede il permesso di attraversare la sua proprietà, per accorciare il percorso da casa al paese.
Passaggio dopo passaggio, tra Peppinella e il Conte fiorisce un affetto inaspettato, tardivo, privo di ansie e pretese, gratuito. «Come se fossero rinchiusi in una sfera di cristallo, custodivano un segreto inaccessibile, la formula di un incantesimo di cui entrambi, a loro insaputa, possedevano la metà necessaria a completare l’altra» scrive Emanuele Trevi, che della storia d’amore della nonna è stato testimone partecipe. E in queste pagine piene di intimità e di spirito restituisce e trasfigura una narrazione famigliare sospesa tra il quotidiano e l’eterno, intessuta di uno struggente sentimento del tempo.
Passaggio dopo passaggio, tra Peppinella e il Conte fiorisce un affetto inaspettato, tardivo, privo di ansie e pretese, gratuito. «Come se fossero rinchiusi in una sfera di cristallo, custodivano un segreto inaccessibile, la formula di un incantesimo di cui entrambi, a loro insaputa, possedevano la metà necessaria a completare l’altra» scrive Emanuele Trevi, che della storia d’amore della nonna è stato testimone partecipe. E in queste pagine piene di intimità e di spirito restituisce e trasfigura una narrazione famigliare sospesa tra il quotidiano e l’eterno, intessuta di uno struggente sentimento del tempo.
Giovanni Grasso a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
domenica 26 aprile, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Giovanni Grasso per presentare il libro Finché durerà la terra (Rizzoli) in dialogo con Carlo Piano.
domenica 26 aprile, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Giovanni Grasso per presentare il libro Finché durerà la terra (Rizzoli) in dialogo con Carlo Piano.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTORE
Giovanni Grasso (Roma, 1962), giornalista e scrittore, è dal 2015 consigliere del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la stampa e la comunicazione. È autore di numerosi saggi, tra cui la biografia di Piersanti Mattarella. Per Rizzoli ha pubblicato “Il caso Kaufmann” (2019), “Icaro. Il volo su Roma” (2021), “Il segreto del tenente Giardina” (2023) e “L’amore non lo vede nessuno” (2024), disponibili in BUR e vincitori di diversi premi.
Ha scritto anche per il teatro, con “Fuoriusciti”, “Il caso Kaufmann” e “L’amore non lo vede nessuno”.
Ha scritto anche per il teatro, con “Fuoriusciti”, “Il caso Kaufmann” e “L’amore non lo vede nessuno”.
IL COORDINATORE DELL’INCONTRO
Carlo Piano collabora con la Repubblica, La Stampa e Il Secolo XIX. In combutta con il padre Renzo ha scritto “Atlantide” per Feltrinelli. Per le Edizioni e/o ha pubblicato “Il cantiere di Berto. Il romanzo del ponte di Genova” e “Il torto. Diciassette gradini verso l’inferno” (premio Scerbanenco 2023).
IL LIBRO
Giovanni Grasso, Finché durerà la terra, Rizzoli
Autoironico e colto, ma irrimediabilmente maldestro, Noè Simenoni è un uomo irrisolto per colpa del destino che gli ha giocato brutti scherzi. Ex seminarista, conduce una vita dimessa, tenuta insieme con fatica, fatta di frustrazioni, conti che non tornano e responsabilità familiari: una sorella scapestrata, Valeria, e una nipotina gravemente malata, Greta, che per lui è una figlia a tutti gli effetti. Quando un potente cardinale lo convoca in Vaticano e gli propone un compito rischioso, ma ben retribuito, capisce che la sua esistenza e quella dei suoi cari potrebbe essere a un punto di svolta. Dovrà infiltrarsi in una misteriosa comunità, guidata da due improbabili veggenti, e ossessionata da un nuovo Diluvio, attorno alla quale ruotano e si intrecciano sentimenti genuini e condizionamenti psicologici, misticismo e interessi molto terreni. Nei panni di agente segreto al servizio di Sua Santità, sarà costretto a fingere e mentire, ad accettare continui compromessi con la sua coscienza e finirà per cacciarsi in un mare di guai.
Giovanni Grasso dà vita a una storia avvincente e a personaggi umanissimi, mettendo a nudo il cortocircuito tra la religiosità autentica e uno spregiudicato uso del sacro come fonte di potere e di arricchimento.
Giovanni Grasso dà vita a una storia avvincente e a personaggi umanissimi, mettendo a nudo il cortocircuito tra la religiosità autentica e uno spregiudicato uso del sacro come fonte di potere e di arricchimento.
Antonio Moresco a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 17 aprile, alle 17.30, per il terzo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà nuovamente con noi Antonio Moresco per presentare il libro I randagi (Feltrinelli) in dialogo con il commissario straordinario Paolo Pelliccia.
venerdì 17 aprile, alle 17.30, per il terzo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà nuovamente con noi Antonio Moresco per presentare il libro I randagi (Feltrinelli) in dialogo con il commissario straordinario Paolo Pelliccia.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTORE
Antonio Moresco, nato a Mantova nel 1947, si è affermato come autore di assoluta singolarità nel panorama nazionale e internazionale. Il suo ultimo romanzo è Canto del buio e della luce (Feltrinelli, maggio 2024). Tra i suoi numerosi libri, in corso di pubblicazione per Feltrinelli, ricordiamo Il grido, Fiaba d’amore del vecchio pazzo e della meravigliosa ragazza morta, Canto di D’Arco, Lettere a nessuno, e la trilogia Giochi dell’eternità, formata da Gli esordi, Canti del caos e Gli increati. Per Feltrinelli Comics è disponibile la graphic novel tratta da La lucina. Per Feltrinelli Junior Le favole della Maria (2025), illustrate da Gianluca Folì.
IL LIBRO
Antonio Moresco, I randagi, Feltrinelli
Certe volte il passato bussa alle nostre porte quando meno ce lo aspettiamo. È quello che capita ad Antonio Moresco nel momento in cui si trova davanti la foto segnaletica di un sovversivo che ha il suo stesso cognome e la sua stessa faccia: la genealogia lo individua come uno zio che di nome fa Demostene.
Questa scoperta è l’innesco di un’impressionante indagine famigliare che porta l’autore a rovistare tra memorie smozzicate e scatoloni polverosi. Nel tentativo di collegare i punti, Moresco va a trovare parenti perduti in Brasile, visita cimiteri dimenticati e, partendo da una piccola storia, ricostruisce la diaspora della sua famiglia.
Così la vicenda personale prende contatto con la grande Storia (fascismo, prigionia, emigrazione…), e questi “brandelli dolorosi e ancora sanguinanti di vita” diventano la chiave d’accesso per un viaggio segreto e indispensabile dentro se stessi. Un singolarissimo romanzo per parole e immagini, la ricostruzione di un branco di randagi che dice qualcosa del mondo intero e dell’intimo mistero di ogni famiglia.
Questa scoperta è l’innesco di un’impressionante indagine famigliare che porta l’autore a rovistare tra memorie smozzicate e scatoloni polverosi. Nel tentativo di collegare i punti, Moresco va a trovare parenti perduti in Brasile, visita cimiteri dimenticati e, partendo da una piccola storia, ricostruisce la diaspora della sua famiglia.
Così la vicenda personale prende contatto con la grande Storia (fascismo, prigionia, emigrazione…), e questi “brandelli dolorosi e ancora sanguinanti di vita” diventano la chiave d’accesso per un viaggio segreto e indispensabile dentro se stessi. Un singolarissimo romanzo per parole e immagini, la ricostruzione di un branco di randagi che dice qualcosa del mondo intero e dell’intimo mistero di ogni famiglia.
RUSSIAMERICA – Morrison e Sokolov: fare i conti con la storia
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 27 marzo, alle 17.30, per l’ultimo appuntamento della nuova serie “RUSSIAMERICA – Letture parallele” dedicata al confronto tra letteratura russa e angloamericana, Luca Briasco e Mario Caramitti proporranno la lettura parallela di Toni Morrison e Saša Sokolov: “Fare i conti con la storia”.
venerdì 27 marzo, alle 17.30, per l’ultimo appuntamento della nuova serie “RUSSIAMERICA – Letture parallele” dedicata al confronto tra letteratura russa e angloamericana, Luca Briasco e Mario Caramitti proporranno la lettura parallela di Toni Morrison e Saša Sokolov: “Fare i conti con la storia”.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
I CURATORI
Luca Briasco
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
Mario Caramitti
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
FARE I CONTI CON LA STORIA
Una riflessione parallela sui mille modi in cui il fantastico, sotto forma di fantasma o di albero vivente, irrompe e contamina la prospettiva storica ed epica, e costruisce un modo nuovo di interpretare i “fatti”: che si tratti della dittatura staliniana o dell’eredità dello schiavismo.
Toni Morrison, Amatissima
Toni Morrison ha raccontato come Amatissima sia stato concepito a partire dalla riscoperta della storia di Margaret Garner, “una giovane madre che, dopo essere sfuggita alla schiavitù, fu arrestata per aver ucciso la figlia (e aver cercato di uccidere anche gli altri figli) pur di non farla tornare nella piantagione”.
La decisione di incentrare il suo romanzo sulle vicende di una madre che ha conquistato la libertà al prezzo più alto ha un costo, perché comporta l’immersione in un paesaggio storico e umano che ha in sé qualcosa di spaventoso. Un paesaggio – quello della schiavitù – “arduo e inesplorato; invitare i lettori (e me stessa) a entrare in quel paesaggio repellente (nascosto, ma non del tutto; deliberatamente sepolto, ma non dimenticato) voleva dire piantare una tenda in un cimitero abitato da fantasmi capaci di far risuonare la propria voce”.
E Amatissima è proprio questo: una storia di fantasmi, lontana dalla facile retorica antischiavista: una storia di colpe individuali e collettive che, proprio perché rimosse, continuano a tormentare l’America. Se è vero che il sogno americano si fonda sulla proiezione costante in un futuro che promette spesso più di quanto non sia oggettivamente in grado di mantenere, e che per Sethe, la madre fuggiasca al centro del romanzo, si traduce in due parole cariche di senso come “libertà” e “casa”, è altrettanto vero che quella libertà sarà sempre in discussione, e quella casa sempre infestata, fino a quando la protagonista non sarà riuscita a fare i conti con il proprio passato, e ad accoglierlo come una parte di sé.
Toni Morrison ha raccontato come Amatissima sia stato concepito a partire dalla riscoperta della storia di Margaret Garner, “una giovane madre che, dopo essere sfuggita alla schiavitù, fu arrestata per aver ucciso la figlia (e aver cercato di uccidere anche gli altri figli) pur di non farla tornare nella piantagione”.
La decisione di incentrare il suo romanzo sulle vicende di una madre che ha conquistato la libertà al prezzo più alto ha un costo, perché comporta l’immersione in un paesaggio storico e umano che ha in sé qualcosa di spaventoso. Un paesaggio – quello della schiavitù – “arduo e inesplorato; invitare i lettori (e me stessa) a entrare in quel paesaggio repellente (nascosto, ma non del tutto; deliberatamente sepolto, ma non dimenticato) voleva dire piantare una tenda in un cimitero abitato da fantasmi capaci di far risuonare la propria voce”.
E Amatissima è proprio questo: una storia di fantasmi, lontana dalla facile retorica antischiavista: una storia di colpe individuali e collettive che, proprio perché rimosse, continuano a tormentare l’America. Se è vero che il sogno americano si fonda sulla proiezione costante in un futuro che promette spesso più di quanto non sia oggettivamente in grado di mantenere, e che per Sethe, la madre fuggiasca al centro del romanzo, si traduce in due parole cariche di senso come “libertà” e “casa”, è altrettanto vero che quella libertà sarà sempre in discussione, e quella casa sempre infestata, fino a quando la protagonista non sarà riuscita a fare i conti con il proprio passato, e ad accoglierlo come una parte di sé.
Saša Sokolov, Palissandreide
Saša Sokolov (nato nel 1943) è uno degli scrittori più leggendari del secondo Novecento russo, unanimemente considerato il miglior fabbro dell’arte per l’arte e della parola in quanto tale. Con alle spalle un romanzo modernista in qualche modo lirico, faulkneriano (La scuola degli sciocchi) e uno ancora più denso e sperimentale, apertamente joyciano (Inter canem et lupum), decide, ormai in emigrazione, di cimentarsi con un prodigioso concentrato di stilemi postmoderni e pubblica nel 1984 la Palissandreide (Palisandrija), un romanzo in primo luogo auto-epico – l’epos di Palisandr che ibrida Saša (Aleksandr) e il palissandro – lasciando fino all’ultima pagina il lettore immerso nel dubbio se quelle del protagonista che dorme in una vasca siano braccia, gambe, rami o foglie. Con la stessa fantasmagorica e funambolica stilizzazione si succedono gli altri generi, dal picaresco al memorialistico, del giallo alla spy-story, dal libretto d’opera al romanzo erotico. Filo conduttore è però l’invenzione di un universo fantastorico che, prima ancora dell’inizio della perestrojka, descrive il totalitarismo sovietico come fosse l’autocrazia zarista, in un contesto totalmente atemporale e deideologizzato, dove marionette che si chiamano Stalin, Chruščëv, Brežnev e Andropov esercitano la monarchia assoluta tra i fasti imperiali del Cremlino, alla mercè di occulte congiure di palazzo, distillando l’essenza immutabile del potere in Russia a freddo e stolido ma anche molto grottesco cinismo. Proclamandosi dopo un lungo esilio Cronarca di tutte le Russie, l’eroe eponimo Palisandr realizzerà il suo obiettivo di ricucire lo “strappo nel tempo”, sommando sincreticamente l’imperialismo zarista e comunista, in lucido e drammatico presagio dell’allora lontanissima era putiniana.
Saša Sokolov (nato nel 1943) è uno degli scrittori più leggendari del secondo Novecento russo, unanimemente considerato il miglior fabbro dell’arte per l’arte e della parola in quanto tale. Con alle spalle un romanzo modernista in qualche modo lirico, faulkneriano (La scuola degli sciocchi) e uno ancora più denso e sperimentale, apertamente joyciano (Inter canem et lupum), decide, ormai in emigrazione, di cimentarsi con un prodigioso concentrato di stilemi postmoderni e pubblica nel 1984 la Palissandreide (Palisandrija), un romanzo in primo luogo auto-epico – l’epos di Palisandr che ibrida Saša (Aleksandr) e il palissandro – lasciando fino all’ultima pagina il lettore immerso nel dubbio se quelle del protagonista che dorme in una vasca siano braccia, gambe, rami o foglie. Con la stessa fantasmagorica e funambolica stilizzazione si succedono gli altri generi, dal picaresco al memorialistico, del giallo alla spy-story, dal libretto d’opera al romanzo erotico. Filo conduttore è però l’invenzione di un universo fantastorico che, prima ancora dell’inizio della perestrojka, descrive il totalitarismo sovietico come fosse l’autocrazia zarista, in un contesto totalmente atemporale e deideologizzato, dove marionette che si chiamano Stalin, Chruščëv, Brežnev e Andropov esercitano la monarchia assoluta tra i fasti imperiali del Cremlino, alla mercè di occulte congiure di palazzo, distillando l’essenza immutabile del potere in Russia a freddo e stolido ma anche molto grottesco cinismo. Proclamandosi dopo un lungo esilio Cronarca di tutte le Russie, l’eroe eponimo Palisandr realizzerà il suo obiettivo di ricucire lo “strappo nel tempo”, sommando sincreticamente l’imperialismo zarista e comunista, in lucido e drammatico presagio dell’allora lontanissima era putiniana.
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
Gianmaria Finardi presenta Éric Chevillard a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
martedì 24 marzo, alle 17.30, per l’ultimo appuntamento della rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 1/2026, Gianmaria Finardi presenterà il libro di Éric Chevillard, Santo cielo (Prehistorica).
martedì 24 marzo, alle 17.30, per l’ultimo appuntamento della rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 1/2026, Gianmaria Finardi presenterà il libro di Éric Chevillard, Santo cielo (Prehistorica).
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTORE
Éric Chevillard
Éric Chevillard (1964) è uno dei massimi scrittori francesi contemporanei. Ha dato alle
stampe oltre venti romanzi pubblicati dalle leggendarie Editions de Minuit.
Erede tra gli altri di Beckett e Michaux, elabora progressivamente una propria estetica
dell’incongruo tesa a implicare il lettore nella costruzione di un senso che, tra dimensione ludica, umorismo nero e decostruzione della plausibilità narrativa, continuamente sfugge ai tentativi di catalogazione. Una voce inconfondibile, che non mancherà di ricordare al lettore italiano la sognante leggerezza di Italo Calvino.
I suoi romanzi sono tradotti in dodici lingue.
Éric Chevillard (1964) è uno dei massimi scrittori francesi contemporanei. Ha dato alle
stampe oltre venti romanzi pubblicati dalle leggendarie Editions de Minuit.
Erede tra gli altri di Beckett e Michaux, elabora progressivamente una propria estetica
dell’incongruo tesa a implicare il lettore nella costruzione di un senso che, tra dimensione ludica, umorismo nero e decostruzione della plausibilità narrativa, continuamente sfugge ai tentativi di catalogazione. Una voce inconfondibile, che non mancherà di ricordare al lettore italiano la sognante leggerezza di Italo Calvino.
I suoi romanzi sono tradotti in dodici lingue.
IL COORDINATORE DELL’INCONTRO
Gianmaria Finardi
Dottore di ricerca in letteratura francese, traduttore ed editore. I suoi lavori si concentrano principalmente sulla semiotica e l’ermeneutica, per estendersi alla critica letteraria, sino agli aspetti teorici della traduzione. È autore del blog di Prehistorica Editore, Incisioni del traduttore. È il traduttore, in Italia, di tutte le opere di Éric Chevillard.
Dottore di ricerca in letteratura francese, traduttore ed editore. I suoi lavori si concentrano principalmente sulla semiotica e l’ermeneutica, per estendersi alla critica letteraria, sino agli aspetti teorici della traduzione. È autore del blog di Prehistorica Editore, Incisioni del traduttore. È il traduttore, in Italia, di tutte le opere di Éric Chevillard.
IL LIBRO
Éric Chevillard, Santo cielo, Prehistorica Editore
Quando fu morto, Albert Moindre considerò la sua situazione con perplessità. Non soffriva per le spaventose ferite che avevano quasi istantaneamente causato il suo trapasso. Si sentiva in piena forma e, a dirla tutta, più vispo rispetto a prima dell’incidente. Più leggero, certamente, più… represse l’espressione “in gamba” che gli si proponeva: Albert Moindre aveva cambiato campo lessicale.
Proprio così: l’ora dei verdetti, il romanzo delle grandi rivelazioni è arrivato. Albert Moindre si trova nell’aldilà, dopo essere stato travolto da un camioncino carico di datteri e olive denocciolate; lui invece – si intende – è carico di curiosità…
A cosa somiglia del resto il Regno dei cieli? Vi troveremo giustizia? Pace? Verità?
E Dio? Con la sua lingua tagliente e sagace, originalissima e ironica, Chevillard si propone nientemeno che di rispondere ad alcune di queste annose questioni!
Prefazione inedita di Paolo Di Paolo.
Proprio così: l’ora dei verdetti, il romanzo delle grandi rivelazioni è arrivato. Albert Moindre si trova nell’aldilà, dopo essere stato travolto da un camioncino carico di datteri e olive denocciolate; lui invece – si intende – è carico di curiosità…
A cosa somiglia del resto il Regno dei cieli? Vi troveremo giustizia? Pace? Verità?
E Dio? Con la sua lingua tagliente e sagace, originalissima e ironica, Chevillard si propone nientemeno che di rispondere ad alcune di queste annose questioni!
Prefazione inedita di Paolo Di Paolo.
L’incontro sarà anche trasmesso in diretta sul nostro canale YouTube
RUSSIAMERICA – Turgenev e Yates: seminario sulla gioventù
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 20 marzo, alle 17.30, per il terzo appuntamento della nuova serie “RUSSIAMERICA – Letture parallele” dedicata al confronto tra letteratura russa e angloamericana, Mario Caramitti e Luca Briasco proporranno la lettura parallela di Ivan Turgenev e Richard Yates: “Seminario sulla gioventù”.
venerdì 20 marzo, alle 17.30, per il terzo appuntamento della nuova serie “RUSSIAMERICA – Letture parallele” dedicata al confronto tra letteratura russa e angloamericana, Mario Caramitti e Luca Briasco proporranno la lettura parallela di Ivan Turgenev e Richard Yates: “Seminario sulla gioventù”.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
I CURATORI
Mario Caramitti
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
Luca Briasco
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
SEMINARIO SULLA GIOVENTÙ
In due momenti cruciali della storia russa e americana, segnati da profonde trasformazioni sociali e psicologiche, scrittori della generazione precedente leggono le illusioni e le aspirazioni dei loro giovani protagonisti alla luce di un complessivo dissesto etico e sociale, inserendo grandi personaggi femminili al centro della narrazione.
Ivan Turgenev, Alla vigilia
Pubblicato (1860) alla vigilia dell’epocale liberazione dei servi della gleba, Alla vigilia (Nakanune) prelude anche – nel tempo della storia, ambientata nel 1853 – alla disastrosa guerra di Crimea e alle aspettative ingannate dell’epoca di massima fibrillazione ideologica della storia della Russia. Al centro dell’intreccio i dirompenti esiti autunnali delle schermaglie d’amore in un’estate in dacia tra Elena, giovane aristocratica in cerca di un ruolo nel mondo e tre pretendenti, complementari a illustrare quel mondo in ogni stratificazione: l’artista frivolo e talentuoso Šubin, l’intellettuale teneramente bolso d’illimitato altruismo Bersenev, il virile, monolitico, impenetrabile patriota bulgaro Insarov.
Essenza e motore della narrazione è la sapiente orchestrazione autoriale, che miscela schermaglie, motteggi, panorami, idiosincrasie, dilemmi culturali per generare un organismo narrativo fresco e disinvolto, di spiccata, ammaliante fisionomia ritmica e stilistica.
Concentrato su rovelli etici e ideologici cui non si vuol dare, programmaticamente, alcuna soluzione, Alla vigilia può essere inteso come un enorme falso movimento, dietro il quale la vera evidenza e forse il vero intento autoriale è un seminario sulla gioventù, un’epopea della leggerezza, quintessenziale, intrinseca, non a dispetto dell’impegno civile ma in integrale alternativa.
Pubblicato (1860) alla vigilia dell’epocale liberazione dei servi della gleba, Alla vigilia (Nakanune) prelude anche – nel tempo della storia, ambientata nel 1853 – alla disastrosa guerra di Crimea e alle aspettative ingannate dell’epoca di massima fibrillazione ideologica della storia della Russia. Al centro dell’intreccio i dirompenti esiti autunnali delle schermaglie d’amore in un’estate in dacia tra Elena, giovane aristocratica in cerca di un ruolo nel mondo e tre pretendenti, complementari a illustrare quel mondo in ogni stratificazione: l’artista frivolo e talentuoso Šubin, l’intellettuale teneramente bolso d’illimitato altruismo Bersenev, il virile, monolitico, impenetrabile patriota bulgaro Insarov.
Essenza e motore della narrazione è la sapiente orchestrazione autoriale, che miscela schermaglie, motteggi, panorami, idiosincrasie, dilemmi culturali per generare un organismo narrativo fresco e disinvolto, di spiccata, ammaliante fisionomia ritmica e stilistica.
Concentrato su rovelli etici e ideologici cui non si vuol dare, programmaticamente, alcuna soluzione, Alla vigilia può essere inteso come un enorme falso movimento, dietro il quale la vera evidenza e forse il vero intento autoriale è un seminario sulla gioventù, un’epopea della leggerezza, quintessenziale, intrinseca, non a dispetto dell’impegno civile ma in integrale alternativa.
Richard Yates, Revolutionary Road
Quando, nel 1961, esordisce formalmente come narratore con Revolutionary Road – pur avendo già pubblicato su rivista diversi dei racconti che di lì a poco convergeranno in Undici solitudini -, Richard Yates è alle soglie dei quarant’anni e ha alle spalle una vita intera di fallimenti, passi falsi, alcol a fiumi e tabacco a dismisura. È disilluso e minato nella salute. In America si preparano gli anni di Camelot, cui lo stesso Yates contribuirà come ghost writer del Procuratore generale Robert Kennedy, e che precipiteranno, il 22 novembre 1963, con l’assassinio “in diretta” di John Fitzgerald Kennedy.
Ma Yates non vuole parlare del suo presente, o ragionare su un futuro che a molti appare luminoso e che invece si rivelerà tragico: sceglie di raccontare una giovinezza già minata dal male di vivere, una storia di ribellione al conformismo nel nome di quello che, alla prova dei fatti, si rivelerà un conformismo ancor peggiore. Si cala nel passato, quindi, ed esplora l’America dei sobborghi, entrando nell’inferno delle villette tutte uguali in cui i giovani americani vedono spegnersi ogni giorno i propri sogni. Scrive un capolavoro ed evoca un mondo nel quale si è già fantasmi di sé stessi quando ancora ci si illude di essere vivi. Un ritratto d’epoca, così disperato nella sua empatia da non concedere ombra di scampo, o di redenzione.
Quando, nel 1961, esordisce formalmente come narratore con Revolutionary Road – pur avendo già pubblicato su rivista diversi dei racconti che di lì a poco convergeranno in Undici solitudini -, Richard Yates è alle soglie dei quarant’anni e ha alle spalle una vita intera di fallimenti, passi falsi, alcol a fiumi e tabacco a dismisura. È disilluso e minato nella salute. In America si preparano gli anni di Camelot, cui lo stesso Yates contribuirà come ghost writer del Procuratore generale Robert Kennedy, e che precipiteranno, il 22 novembre 1963, con l’assassinio “in diretta” di John Fitzgerald Kennedy.
Ma Yates non vuole parlare del suo presente, o ragionare su un futuro che a molti appare luminoso e che invece si rivelerà tragico: sceglie di raccontare una giovinezza già minata dal male di vivere, una storia di ribellione al conformismo nel nome di quello che, alla prova dei fatti, si rivelerà un conformismo ancor peggiore. Si cala nel passato, quindi, ed esplora l’America dei sobborghi, entrando nell’inferno delle villette tutte uguali in cui i giovani americani vedono spegnersi ogni giorno i propri sogni. Scrive un capolavoro ed evoca un mondo nel quale si è già fantasmi di sé stessi quando ancora ci si illude di essere vivi. Un ritratto d’epoca, così disperato nella sua empatia da non concedere ombra di scampo, o di redenzione.
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
Estela Canto e Borges a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
martedì 17 marzo, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 1/2026, Elisabetta Morlino e Francesca Coppola presenteranno il libro di Estela Canto, Borges in controluce (Medhelan).
martedì 17 marzo, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 1/2026, Elisabetta Morlino e Francesca Coppola presenteranno il libro di Estela Canto, Borges in controluce (Medhelan).
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTRICE
Estela Canto
Nata a Buenos Aires, lavorò come impiegata alla General Motors, come comparsa sui set cinematografici e fu la segretaria di Pichon-Rivière. Sorella dello scrittore e traduttore Patricio Canto, pubblicò i suoi primi racconti sulla rivista «Sur» e su «La Nación». Giornalista e traduttrice, la sua versione della Recherche è lodata ancora oggi dai critici per lo splendore e la ricchezza dei dettagli. Celebrata da Victoria Ocampo, nel 1945 vinse il premio Imprenta López con il suo romanzo El muro de mármol. A questo libro seguirono, tra gli altri, El retrato y la imagen (1950), El estanque (1956), La noche y el barro (1961), Los otros, las mascaras (1973) La hora detenida (1976), El jazmín negro (1978). Ma è con Borges a contraluz (1989) che la sua opera ottenne l’indiscusso riconoscimento della critica.
Colta, talentuosa, indipendente, fu una delle figure più originali che attraversarono la vita letteraria argentina del ventesimo secolo.
Nata a Buenos Aires, lavorò come impiegata alla General Motors, come comparsa sui set cinematografici e fu la segretaria di Pichon-Rivière. Sorella dello scrittore e traduttore Patricio Canto, pubblicò i suoi primi racconti sulla rivista «Sur» e su «La Nación». Giornalista e traduttrice, la sua versione della Recherche è lodata ancora oggi dai critici per lo splendore e la ricchezza dei dettagli. Celebrata da Victoria Ocampo, nel 1945 vinse il premio Imprenta López con il suo romanzo El muro de mármol. A questo libro seguirono, tra gli altri, El retrato y la imagen (1950), El estanque (1956), La noche y el barro (1961), Los otros, las mascaras (1973) La hora detenida (1976), El jazmín negro (1978). Ma è con Borges a contraluz (1989) che la sua opera ottenne l’indiscusso riconoscimento della critica.
Colta, talentuosa, indipendente, fu una delle figure più originali che attraversarono la vita letteraria argentina del ventesimo secolo.
LE COORDINATRICI DELL’INCONTRO
Elisabetta Morlino
Professoressa universitaria specializzata in diritto pubblico internazionale, autrice di volumi e saggi pubblicati in italiano e inglese.
Professoressa universitaria specializzata in diritto pubblico internazionale, autrice di volumi e saggi pubblicati in italiano e inglese.
Francesca Coppola
Scrittrice e traduttrice. Per Medhelan ha curato anche l’edizione di Corrispondenza, il carteggio tra Virginia Woolf e Victoria Ocampo (2024).
Scrittrice e traduttrice. Per Medhelan ha curato anche l’edizione di Corrispondenza, il carteggio tra Virginia Woolf e Victoria Ocampo (2024).
IL LIBRO
Estela Canto, Borges in controluce, Edizioni Medhelan
Una notte d’estate, dopo una serata passata a casa di Silvina Ocampo e Adolfo Bioy Casares, Estela Canto si trova a camminare verso casa attraverso Buenos Aires in compagnia di Jorge Luis Borges. I due entrano in un bar, lui ordina un bicchiere di latte, lei gli parla della sua ammirazione per Bernard Shaw. Borges non tarda a innamorarsi della giovane donna, che ha «Il sorriso della Gioconda e i movimenti di un cavallino degli scacchi».
Da questo primo incontro nacque la relazione, che durò fino alla fine delle loro vite, tra la talentuosa, colta e attraente scrittrice e Borges, che all’epoca non è ancora il celebre scrittore, ma per gli intimi solamente Georgie. Ed è così che ce lo restituisce Estela Canto in questo saggio intimo e personale, dalla storia della genesi de L’Aleph, opera che lui le dedicò, alle sedute di psicanalisi di Borges con il dottor Cohen-Miller, a cui lei partecipò, alle lettere appassionate che lui le scrisse mentre stavano insieme, alla loro storia, tra gli scontri, i malintesi e le riappacificazioni comuni alle grandi relazioni.
Opera controversa che divise la critica nel 1989 quando uscì per la prima volta in Spagna, Borges in controluce è considerato oggi come uno dei migliori libri scritti su Borges.
Da questo primo incontro nacque la relazione, che durò fino alla fine delle loro vite, tra la talentuosa, colta e attraente scrittrice e Borges, che all’epoca non è ancora il celebre scrittore, ma per gli intimi solamente Georgie. Ed è così che ce lo restituisce Estela Canto in questo saggio intimo e personale, dalla storia della genesi de L’Aleph, opera che lui le dedicò, alle sedute di psicanalisi di Borges con il dottor Cohen-Miller, a cui lei partecipò, alle lettere appassionate che lui le scrisse mentre stavano insieme, alla loro storia, tra gli scontri, i malintesi e le riappacificazioni comuni alle grandi relazioni.
Opera controversa che divise la critica nel 1989 quando uscì per la prima volta in Spagna, Borges in controluce è considerato oggi come uno dei migliori libri scritti su Borges.
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
RUSSIAMERICA – Sexton e Achmatova: tra confessione e trasfigurazione
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 13 marzo, alle 17.30, per il secondo appuntamento della nuova serie “RUSSIAMERICA – Letture parallele” dedicata al confronto tra letteratura russa e angloamericana, Luca Briasco e Mario Caramitti proporranno la lettura parallela di Anne Sexton e Anna Achmatova: “Tra confessione e trasfigurazione”.
venerdì 13 marzo, alle 17.30, per il secondo appuntamento della nuova serie “RUSSIAMERICA – Letture parallele” dedicata al confronto tra letteratura russa e angloamericana, Luca Briasco e Mario Caramitti proporranno la lettura parallela di Anne Sexton e Anna Achmatova: “Tra confessione e trasfigurazione”.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
I CURATORI
Luca Briasco
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
Mario Caramitti
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
TRA CONFESSIONE E TRASFIGURAZIONE
Due poetesse capaci, per vie diverse ma con profonde analogie, di trascendere il modello confessionale: Achmatova, proponendo un io lirico interamente identificabile, ma senza alcun univoco o preciso riscontro autobiografico; Sexton, trasformando il privato in testimonianza di un’epoca, di una sensibilità, di una sottile rivolta collettiva.
Anne Sexton, Il libro della follia
Per Anne Sexton, la follia e la pulsione suicida nascono in primo luogo come controcanto oscuro a un’esistenza che, per usare le sue stesse parole, era scandita dalla convinzione “di non avere nessuna profondità creativa”.
“Vittima del Sogno Americano, il sogno borghese della classe media”, convinta per troppo tempo che spettasse a questo sogno scacciare gli incubi, le visioni, i demoni del proprio “sé sepolto”, Anne trova nella poesia l’argine che le consente, una volta per tutte, di “rinunciare alla rinuncia”, di immaginare uno spazio nel quale il sé ferito possa ricomporsi, trovare una dolorosa e feroce unità.
Se per la sua opera sia lecito parlare di “poesia confessionale” rimane oggetto di discussione, ed è certamente rischioso ridurre a una pura matrice autobiografica un percorso estetico che ha fatto della sperimentazione, del costante allargamento di ciò che può essere considerato materia poetica, del furore performativo, la propria chiave di volta. È dunque all’intersezione tra esperienza personale, riflessione sul femminile e trasfigurazione linguistica che si gioca quella partita rara e disturbante che ha nel Libro della follia uno dei suoi esiti più alti.
Per Anne Sexton, la follia e la pulsione suicida nascono in primo luogo come controcanto oscuro a un’esistenza che, per usare le sue stesse parole, era scandita dalla convinzione “di non avere nessuna profondità creativa”.
“Vittima del Sogno Americano, il sogno borghese della classe media”, convinta per troppo tempo che spettasse a questo sogno scacciare gli incubi, le visioni, i demoni del proprio “sé sepolto”, Anne trova nella poesia l’argine che le consente, una volta per tutte, di “rinunciare alla rinuncia”, di immaginare uno spazio nel quale il sé ferito possa ricomporsi, trovare una dolorosa e feroce unità.
Se per la sua opera sia lecito parlare di “poesia confessionale” rimane oggetto di discussione, ed è certamente rischioso ridurre a una pura matrice autobiografica un percorso estetico che ha fatto della sperimentazione, del costante allargamento di ciò che può essere considerato materia poetica, del furore performativo, la propria chiave di volta. È dunque all’intersezione tra esperienza personale, riflessione sul femminile e trasfigurazione linguistica che si gioca quella partita rara e disturbante che ha nel Libro della follia uno dei suoi esiti più alti.
Anna Achmatova, La corsa del tempo
Achmatova è uno pseudonimo prossimale – il cognome esotizzante della nonna materna tatara – scelto per ribellarsi all’autorità paterna e per indossare una maschera di alterità, alla quale, nei versi, se ne sommeranno molte altre: dall’innamorata ingenua e trepidante alla raffinata donna di mondo, dalla ribelle altera all’edonista ai limiti della perversione e, prima fra tutte, la maschera dell’amante tradita o abbandonata.
Nella Pietroburgo dell’immediata vigilia della rivoluzione, i lettori condividono appassionatamente emozioni e delusioni della giovane, ancora a tutti ignota poetessa: non ci si preoccupa troppo di come tanto diversi profili psicologici possano coincidere, a tal punto dirompente è la novità del suo stile laconico, tornito e insieme cristallino, sempre spiazzante, scandito da dialoghi di bruciante intensità e correlativi oggettivi che sommano con visionaria inventiva la natura russa e la moda della belle époque. Per l’elegante dama mondana il destino ha in serbo un tragico futuro di umiliazioni e persecuzioni, ma nel poema della maturità Requiem, specchio di un figlio e due mariti travolti dal terrore staliniano, la voce di Achmatova continuerà a suonare altrettanto nitida, lapidaria, ma, ora, infinitamente straziante.
Achmatova è uno pseudonimo prossimale – il cognome esotizzante della nonna materna tatara – scelto per ribellarsi all’autorità paterna e per indossare una maschera di alterità, alla quale, nei versi, se ne sommeranno molte altre: dall’innamorata ingenua e trepidante alla raffinata donna di mondo, dalla ribelle altera all’edonista ai limiti della perversione e, prima fra tutte, la maschera dell’amante tradita o abbandonata.
Nella Pietroburgo dell’immediata vigilia della rivoluzione, i lettori condividono appassionatamente emozioni e delusioni della giovane, ancora a tutti ignota poetessa: non ci si preoccupa troppo di come tanto diversi profili psicologici possano coincidere, a tal punto dirompente è la novità del suo stile laconico, tornito e insieme cristallino, sempre spiazzante, scandito da dialoghi di bruciante intensità e correlativi oggettivi che sommano con visionaria inventiva la natura russa e la moda della belle époque. Per l’elegante dama mondana il destino ha in serbo un tragico futuro di umiliazioni e persecuzioni, ma nel poema della maturità Requiem, specchio di un figlio e due mariti travolti dal terrore staliniano, la voce di Achmatova continuerà a suonare altrettanto nitida, lapidaria, ma, ora, infinitamente straziante.
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
Andrea Monda a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
mercoledì 11 marzo, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 1/2026, Andrea Monda condurrà un incontro intitolato “Toglietemi tutto tranne il superfluo, tranne la poesia”, presentando il libro di papa Francesco Viva la poesia! (Edizioni Ares) in dialogo con Paolo Pelliccia.
mercoledì 11 marzo, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 1/2026, Andrea Monda condurrà un incontro intitolato “Toglietemi tutto tranne il superfluo, tranne la poesia”, presentando il libro di papa Francesco Viva la poesia! (Edizioni Ares) in dialogo con Paolo Pelliccia.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
IL RELATORE
Andrea Monda
Scrittore e saggista, vive a Roma, è sposato e ha un figlio. Laureato in Giurisprudenza alla Sapienza e in Scienze religiose alla Gregoriana, è docente di religione.
Collabora con diverse testate giornalistiche, tra le quali Avvenire, e scrive recensioni per La Civiltà Cattolica. È presidente dell’associazione BombaCarta, che organizza laboratori ed eventi culturali. Dal 2006 tiene un seminario su religione e letteratura presso la Pontificia Università Lateranense. Autore di saggi letterari dedicati a Tolkien e Lewis, e di un saggio biografico su Benedetto XVI. Il 18 dicembre 2018 è stato nominato da papa Francesco direttore dell’Osservatore Romano.
Scrittore e saggista, vive a Roma, è sposato e ha un figlio. Laureato in Giurisprudenza alla Sapienza e in Scienze religiose alla Gregoriana, è docente di religione.
Collabora con diverse testate giornalistiche, tra le quali Avvenire, e scrive recensioni per La Civiltà Cattolica. È presidente dell’associazione BombaCarta, che organizza laboratori ed eventi culturali. Dal 2006 tiene un seminario su religione e letteratura presso la Pontificia Università Lateranense. Autore di saggi letterari dedicati a Tolkien e Lewis, e di un saggio biografico su Benedetto XVI. Il 18 dicembre 2018 è stato nominato da papa Francesco direttore dell’Osservatore Romano.
IL LIBRO
Papa Francesco, Viva la poesia!, Edizioni Ares
Questo libro raccoglie per la prima volta tutti gli scritti di papa Francesco su poesia e letteratura firmati durante il suo pontificato. Il curatore del volume, p. Antonio Spadaro, fornisce le decisive chiavi di lettura per comprendere l’intelligenza letteraria del Pontefice, delineando il vasto panorama degli autori che hanno costellato la sua formazione, da Dante a Dostoevskij, da Virgilio a Manzoni o a Borges, passando per Hölderlin, Tolkien e tanti altri.
Antonio Spadaro ha pure realizzato una illuminante intervista con uno degli alunni di Lettere al Liceo nel quale Jorge Mario Bergoglio insegnava quando ancora non era sacerdote.
Antonio Spadaro ha pure realizzato una illuminante intervista con uno degli alunni di Lettere al Liceo nel quale Jorge Mario Bergoglio insegnava quando ancora non era sacerdote.
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
Barbara Alberti a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
domenica 8 marzo, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 1/2026, Barbara Alberti presenterà il libro Gelosia (Piemme), in dialogo con Paolo Pelliccia.
domenica 8 marzo, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 1/2026, Barbara Alberti presenterà il libro Gelosia (Piemme), in dialogo con Paolo Pelliccia.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTRICE
Barbara Alberti
È nata in Umbria e vive a Roma, dove si è laureata in filosofia. È scrittrice, giornalista e sceneggiatrice, autrice di romanzi, saggi e biografie fantastiche. Impegnata anche in ambito cinematografico, ha firmato le sceneggiature di pellicole quali Il portiere di notte (1974) per la regia di Liliana Cavani, e Melissa P (2005) diretto da Luca Guadagnino.
I suoi personaggi – vecchi ingiudiziosi, bambini infernali, poeti futuristi, la Madonna giovinetta, il vecchio Tolstoj, puttane, santi – hanno tutti la stessa sfida, trovare la più invisibile delle felicità. Alcuni titoli: Memorie malvage, Dispetti divini, Gelosa di Majakovskij (tutti pubblicati da Marsilio), Delirio, Vangelo secondo Maria, Gianna Nannini da Siena, Buonanotte Angelo, Donna di piacere, Povera bambina, Il signore è servito, Il ritorno dei mariti, Riprendetevi la faccia (tutti pubblicati da Mondadori), Il promesso sposo (come un’autobiografia di Vittorio Sgarbi, Sonzogno), Sonata a Tolstoj (B.C. Dalai editore), Francesco e Chiara (Edizioni Dehoniane Bologna), Non mi vendere, mamma! (nottetempo).
È nata in Umbria e vive a Roma, dove si è laureata in filosofia. È scrittrice, giornalista e sceneggiatrice, autrice di romanzi, saggi e biografie fantastiche. Impegnata anche in ambito cinematografico, ha firmato le sceneggiature di pellicole quali Il portiere di notte (1974) per la regia di Liliana Cavani, e Melissa P (2005) diretto da Luca Guadagnino.
I suoi personaggi – vecchi ingiudiziosi, bambini infernali, poeti futuristi, la Madonna giovinetta, il vecchio Tolstoj, puttane, santi – hanno tutti la stessa sfida, trovare la più invisibile delle felicità. Alcuni titoli: Memorie malvage, Dispetti divini, Gelosa di Majakovskij (tutti pubblicati da Marsilio), Delirio, Vangelo secondo Maria, Gianna Nannini da Siena, Buonanotte Angelo, Donna di piacere, Povera bambina, Il signore è servito, Il ritorno dei mariti, Riprendetevi la faccia (tutti pubblicati da Mondadori), Il promesso sposo (come un’autobiografia di Vittorio Sgarbi, Sonzogno), Sonata a Tolstoj (B.C. Dalai editore), Francesco e Chiara (Edizioni Dehoniane Bologna), Non mi vendere, mamma! (nottetempo).
IL LIBRO
Barbara Alberti, Gelosia, Piemme
Che cos’è la gelosia? Perché siamo gelosi? Che relazione c’è tra l’amore e la gelosia? Barbara Alberti tratta il tema alla sua maniera, con verve, ironia e gusto del paradossale. Attraverso aforismi personali e racconti in parte autobiografici, familiari, storie sentite o orecchiate, storie paradigmatiche di ogni tempo, personaggi storici o letterari, l’autrice traccia i confini di un sentimento così terribile e sleale ma al tempo stesso comune ai più, e le sue ricadute nei rapporti di coppia, tra tradimenti, riconciliazioni, vendette e sparizioni. Alberti va al cuore di una «reazione» e ci racconta tutto quello che rappresenta oggi un’emozione così forte e incontenibile.
Gelosia è un libro corsaro, come l’amore. Che è un disastro «indispensabile».
Gelosia è un libro corsaro, come l’amore. Che è un disastro «indispensabile».
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
RUSSIAMERICA – Dostoevskij e Scott Fitzgerald: poetiche in miniatura
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 6 marzo, alle 17.30, si terrà il primo appuntamento della nuova serie “RUSSIAMERICA – Letture parallele” dedicata al confronto tra letteratura russa e angloamericana a cura di Luca Briasco e Mario Caramitti. Il primo incontro si intitola “Poetiche in miniatura” e propone la lettura parallela di Fëdor Dostoevskij e Francis Scott Fitzgerald.
venerdì 6 marzo, alle 17.30, si terrà il primo appuntamento della nuova serie “RUSSIAMERICA – Letture parallele” dedicata al confronto tra letteratura russa e angloamericana a cura di Luca Briasco e Mario Caramitti. Il primo incontro si intitola “Poetiche in miniatura” e propone la lettura parallela di Fëdor Dostoevskij e Francis Scott Fitzgerald.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
I CURATORI
Luca Briasco
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
Mario Caramitti
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
POETICHE IN MINIATURA
Approcciarsi a due classici per eccellenza partendo da opere più brevi e relativamente meno note permette di evidenziare in modo particolarmente nitido alcuni dei tratti più connotanti delle loro poetiche: il piacere masochistico per l’umiliazione e il cortocircuito vittima-carnefice per Dostoevskij, il gioco della seduzione e dell’inganno per Fitzgerald.
Fëdor Dostoevskij, L’eterno marito
Dov’è il fascino più recondito dell’arte di Dostoevskij? Cosa si nasconde dietro il suo incessante scavo della psicologia umana?
L’eterno marito (Večnyj muž), vibrante quanto sfibrante romanzo breve della maturità dello scrittore (1870), è vocato a disilludere definitivamente chiunque abbia l’oltranza di proporre risposte univoche a dilemmi concepiti per lasciare eternamente interdetto il lettore. Ne è un dedalico concentrato il pavido Trusockij (la viltà nel cognome parlante), che appunto in eterno aspira al ruolo di marito cornuto, crogiolandosi nell’umiliazione ma al contempo sfruttando la sua posizione per un sottile gioco di rivalsa, dialettico e fisico, che impone ai rivali una sorta di tormentoso ma a lui molto congeniale ménage à trois. Su piani temporali scissi l’ombra di una delle tipiche donne infernali dostoevskiane, pur ormai defunta, si proietta sull’aristocratico e aitante co-protagonista Vel’čaninov sotto forma di occultata e poi sciorinata a arte paternità segreta, travolgendo, nel bene e nel male, la sua ipocondrica passività. La menzogna, rivolta reciprocamente, verso se stessi e, più subdolamente ancora, al lettore, innesca un gioco delle parti di straordinaria modernità, a ogni effetto pirandelliano, mentre la vistosamente inattendibile autoanalisi di Vel’čaninov nel prefinale prefigura le più celebri pagine di Svevo.
Dov’è il fascino più recondito dell’arte di Dostoevskij? Cosa si nasconde dietro il suo incessante scavo della psicologia umana?
L’eterno marito (Večnyj muž), vibrante quanto sfibrante romanzo breve della maturità dello scrittore (1870), è vocato a disilludere definitivamente chiunque abbia l’oltranza di proporre risposte univoche a dilemmi concepiti per lasciare eternamente interdetto il lettore. Ne è un dedalico concentrato il pavido Trusockij (la viltà nel cognome parlante), che appunto in eterno aspira al ruolo di marito cornuto, crogiolandosi nell’umiliazione ma al contempo sfruttando la sua posizione per un sottile gioco di rivalsa, dialettico e fisico, che impone ai rivali una sorta di tormentoso ma a lui molto congeniale ménage à trois. Su piani temporali scissi l’ombra di una delle tipiche donne infernali dostoevskiane, pur ormai defunta, si proietta sull’aristocratico e aitante co-protagonista Vel’čaninov sotto forma di occultata e poi sciorinata a arte paternità segreta, travolgendo, nel bene e nel male, la sua ipocondrica passività. La menzogna, rivolta reciprocamente, verso se stessi e, più subdolamente ancora, al lettore, innesca un gioco delle parti di straordinaria modernità, a ogni effetto pirandelliano, mentre la vistosamente inattendibile autoanalisi di Vel’čaninov nel prefinale prefigura le più celebri pagine di Svevo.
Francis Scott Fitzgerald, Tutti i giovani tristi
In tutto il corso della sua carriera di scrittore, Francis Scott Fitzgerald ha sempre dichiarato che scrivere racconti e venderli alle tante riviste popolari che – nei suoi anni d’oro – facevano a gara per accaparrarseli, pagandoli spesso a peso d’oro, non era per lui molto più di un compromesso: un modo per fare quattrini e potersi concedere lo stile di vita dispendioso che ha scandito gli anni della sua giovinezza, tra feste, viaggi e alcol a fiumi.
I racconti, però, rappresentano anche un’occasione preziosa per studiare, con la facilità assicurata dalla forma breve, i grandi temi che scandiscono il percorso letterario e umano di un mito del Novecento americano. Pubblicata subito dopo quello che rimane il capolavoro riconosciuto di Fitzgerald, Il grande Gatsby, Tutti i giovani tristi è forse la sua raccolta più poetica e incisiva, nella quale lo scavo psicologico, l’ironia spietata, l’eleganza della scrittura lasciano emergere l’anima profonda di uno scrittore ossessionato dal sogno americano, dal suo inevitabile fallimento, dalla spietatezza di un mondo nel quale il mito dell’ascesa sociale è minato dall’indifferenza, dalla crudeltà e dall’egoismo di chi è già arrivato in cima. E dove le relazioni di genere e i rapporti di coppia sono compromessi sul nascere dall’inganno, dalla messa in scena, dal gioco disturbante della seduzione.
In tutto il corso della sua carriera di scrittore, Francis Scott Fitzgerald ha sempre dichiarato che scrivere racconti e venderli alle tante riviste popolari che – nei suoi anni d’oro – facevano a gara per accaparrarseli, pagandoli spesso a peso d’oro, non era per lui molto più di un compromesso: un modo per fare quattrini e potersi concedere lo stile di vita dispendioso che ha scandito gli anni della sua giovinezza, tra feste, viaggi e alcol a fiumi.
I racconti, però, rappresentano anche un’occasione preziosa per studiare, con la facilità assicurata dalla forma breve, i grandi temi che scandiscono il percorso letterario e umano di un mito del Novecento americano. Pubblicata subito dopo quello che rimane il capolavoro riconosciuto di Fitzgerald, Il grande Gatsby, Tutti i giovani tristi è forse la sua raccolta più poetica e incisiva, nella quale lo scavo psicologico, l’ironia spietata, l’eleganza della scrittura lasciano emergere l’anima profonda di uno scrittore ossessionato dal sogno americano, dal suo inevitabile fallimento, dalla spietatezza di un mondo nel quale il mito dell’ascesa sociale è minato dall’indifferenza, dalla crudeltà e dall’egoismo di chi è già arrivato in cima. E dove le relazioni di genere e i rapporti di coppia sono compromessi sul nascere dall’inganno, dalla messa in scena, dal gioco disturbante della seduzione.
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
RUSSIAMERICA – Letture parallele
Care lettrici e cari lettori,
come anticipato in apertura dell’incontro di venerdì 27 febbraio, possiamo finalmente svelare il programma di “RUSSIAMERICA – Letture parallele” la serie di quattro appuntamenti dedicati al confronto tra letteratura russa e angloamericana a cura di Luca Briasco e Mario Caramitti.
come anticipato in apertura dell’incontro di venerdì 27 febbraio, possiamo finalmente svelare il programma di “RUSSIAMERICA – Letture parallele” la serie di quattro appuntamenti dedicati al confronto tra letteratura russa e angloamericana a cura di Luca Briasco e Mario Caramitti.
Gli incontri si svolgeranno, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
I CURATORI
Luca Briasco
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
Mario Caramitti
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
IL PROGRAMMA
1. Venerdì 6 marzo
Fëdor Dostoevskij, L’eterno marito / Francis Scott Fitzgerald, Tutti i giovani tristi
POETICHE IN MINIATURA
Approcciarsi a due classici per eccellenza partendo da opere più brevi e relativamente meno note permette di evidenziare in modo particolarmente nitido alcuni dei tratti più connotanti delle loro poetiche: il piacere masochistico per l’umiliazione e il cortocircuito vittima-carnefice per Dostoevskij, il gioco della seduzione e dell’inganno per Fitzgerald.
Fëdor Dostoevskij, L’eterno marito / Francis Scott Fitzgerald, Tutti i giovani tristi
POETICHE IN MINIATURA
Approcciarsi a due classici per eccellenza partendo da opere più brevi e relativamente meno note permette di evidenziare in modo particolarmente nitido alcuni dei tratti più connotanti delle loro poetiche: il piacere masochistico per l’umiliazione e il cortocircuito vittima-carnefice per Dostoevskij, il gioco della seduzione e dell’inganno per Fitzgerald.
2. Venerdì 13 marzo
Anne Sexton, Il libro della follia / Anna Achmatova, La corsa del tempo
TRA CONFESSIONE E TRASFIGURAZIONE
Due poetesse capaci, per vie diverse ma con profonde analogie, di trascendere il modello confessionale: Achmatova, proponendo un io lirico interamente identificabile, ma senza alcun univoco o preciso riscontro autobiografico; Sexton, trasformando il privato in testimonianza di un’epoca, di una sensibilità, di una sottile rivolta collettiva.
Anne Sexton, Il libro della follia / Anna Achmatova, La corsa del tempo
TRA CONFESSIONE E TRASFIGURAZIONE
Due poetesse capaci, per vie diverse ma con profonde analogie, di trascendere il modello confessionale: Achmatova, proponendo un io lirico interamente identificabile, ma senza alcun univoco o preciso riscontro autobiografico; Sexton, trasformando il privato in testimonianza di un’epoca, di una sensibilità, di una sottile rivolta collettiva.
3. Venerdì 20 marzo
Ivan Turgenev, Alla vigilia / Richard Yates, Revolutionary Road
SEMINARIO SULLA GIOVENTÙ
In due momenti cruciali della storia russa e americana, segnati da profonde trasformazioni sociali e psicologiche, scrittori della generazione precedente leggono le illusioni e le aspirazioni dei loro giovani protagonisti alla luce di un complessivo dissesto etico e sociale, inserendo grandi personaggi femminili al centro della narrazione.
Ivan Turgenev, Alla vigilia / Richard Yates, Revolutionary Road
SEMINARIO SULLA GIOVENTÙ
In due momenti cruciali della storia russa e americana, segnati da profonde trasformazioni sociali e psicologiche, scrittori della generazione precedente leggono le illusioni e le aspirazioni dei loro giovani protagonisti alla luce di un complessivo dissesto etico e sociale, inserendo grandi personaggi femminili al centro della narrazione.
4. Venerdì 27 marzo
Toni Morrison, Amatissima / Saša Sokolov, Palissandreide
FARE I CONTI CON LA STORIA
Una riflessione parallela sui mille modi in cui il fantastico, sotto forma di fantasma o di albero vivente, irrompe e contamina la prospettiva storica ed epica, e costruisce un modo nuovo di interpretare i “fatti”: che si tratti della dittatura staliniana o dell’eredità dello schiavismo.
Toni Morrison, Amatissima / Saša Sokolov, Palissandreide
FARE I CONTI CON LA STORIA
Una riflessione parallela sui mille modi in cui il fantastico, sotto forma di fantasma o di albero vivente, irrompe e contamina la prospettiva storica ed epica, e costruisce un modo nuovo di interpretare i “fatti”: che si tratti della dittatura staliniana o dell’eredità dello schiavismo.
Gli incontri saranno anche trasmessi in diretta sul nostro canale YouTube
Andrea Cortellessa a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
martedì 24 febbraio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 1/2026, Andrea Cortellessa presenterà il libro Una ragione di più per andare all’inferno. Vedere, Pasolini (Treccani Libri), in dialogo con Giulio Ferroni.
martedì 24 febbraio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 1/2026, Andrea Cortellessa presenterà il libro Una ragione di più per andare all’inferno. Vedere, Pasolini (Treccani Libri), in dialogo con Giulio Ferroni.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTORE
Andrea Cortellessa
Storico della letteratura e critico d’arte, insegna Letteratura italiana contemporanea all’Università degli Studi Roma Tre. Ha curato testi e mostre di grandi autori del Novecento e del nostro tempo e ha collaborato con scrittori e critici, registi teatrali e televisivi. Scrive su quotidiani e riviste. Tra le pubblicazioni più recenti: Zanzotto. Il canto nella terra (Laterza, 2021), Filologia fantastica. Ipotizzare, Manganelli (Argolibri, 2022), Con l’ascia dietro le nostre spalle. Amelia Rosselli (Electa, 2024), Forse che sì. Joyce fra Pascoli e Gadda (Quodlibet, 2025).
Storico della letteratura e critico d’arte, insegna Letteratura italiana contemporanea all’Università degli Studi Roma Tre. Ha curato testi e mostre di grandi autori del Novecento e del nostro tempo e ha collaborato con scrittori e critici, registi teatrali e televisivi. Scrive su quotidiani e riviste. Tra le pubblicazioni più recenti: Zanzotto. Il canto nella terra (Laterza, 2021), Filologia fantastica. Ipotizzare, Manganelli (Argolibri, 2022), Con l’ascia dietro le nostre spalle. Amelia Rosselli (Electa, 2024), Forse che sì. Joyce fra Pascoli e Gadda (Quodlibet, 2025).
IL COORDINATORE DELL’INCONTRO
Giulio Ferroni
Professore emerito della Sapienza di Roma, è autore di studi sulle più diverse zone della
letteratura italiana (da Dante a Tabucchi) e dell’ampio manuale Storia della letteratura
italiana (1991 e 2012). Tra le sue più recenti pubblicazioni: Gli ultimi poeti. Giovani Giudici e Andrea Zanzotto (2013), La fedeltà della ragione (2014), La scuola impossibile (2015), La solitudine del critico (2019), L’Italia di Dante. Viaggio nel paese della Commedia (2020), con cui ha vinto il Premio letterario internazionale Viareggio Rèpaci 2020 (sezione Saggistica) e il Premio letterario internazionale Mondello 2020 (sezione Opera critica).
Ha diretto il volume sulla Letteratura della serie Treccani Il contributo italiano alla storia del pensiero (2018).
Professore emerito della Sapienza di Roma, è autore di studi sulle più diverse zone della
letteratura italiana (da Dante a Tabucchi) e dell’ampio manuale Storia della letteratura
italiana (1991 e 2012). Tra le sue più recenti pubblicazioni: Gli ultimi poeti. Giovani Giudici e Andrea Zanzotto (2013), La fedeltà della ragione (2014), La scuola impossibile (2015), La solitudine del critico (2019), L’Italia di Dante. Viaggio nel paese della Commedia (2020), con cui ha vinto il Premio letterario internazionale Viareggio Rèpaci 2020 (sezione Saggistica) e il Premio letterario internazionale Mondello 2020 (sezione Opera critica).
Ha diretto il volume sulla Letteratura della serie Treccani Il contributo italiano alla storia del pensiero (2018).
IL LIBRO
Andrea Cortellessa, Una ragione di più per andare all’inferno. Vedere, Pasolini, Treccani
Non è un mistero che l’ispirazione di Pasolini fosse molto legata alle immagini dell’arte, almeno quanto alla tradizione letteraria. Ma la quasi totalità degli studi si è finora dedicata al suo rapporto col repertorio della grande pittura rinascimentale e manierista, trascurando quello controverso che ebbe con l’arte del suo tempo. Soprattutto nella sua ultima stagione, nei mesi convulsi che precedettero la tragica morte, è evidente l’attrazione – contraddittoria e combattuta – per le sperimentazioni di pittori, cineasti e fotografi dell’avanguardia: tanto avversata nelle prese di posizione pubbliche quanto presente, sia pure in modo tormentato, nel segreto dell’officina. Senza questo reagente non si capirebbero (e spesso non si sono capite) opere come Salò e Petrolio – la cui edizione più recente ha restaurato, almeno “virtualmente”, l’apparato di immagini che avrebbe dovuto accompagnare il “misterioso” romanzo lasciato doppiamente incompiuto nel novembre del 1975. Andrea Cortellessa, da sempre interessato alle avanguardie e al rapporto fra letteratura e immagini, prende in esame l’opera di Pasolini partendo dal consumo che della sua icona fa la cultura del nostro tempo e, retrocedendo come in un procedimento indiziario, risale al cuore di tenebra della biografia dell’autore e della storia del Novecento.
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube