Don Paolo Alliata a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 3 luglio, alle 17.30, per l’ultimo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, tornerà a trovarci don Paolo Alliata per presentare il libro Nel tempo di Dio. Poesia e meditazione per le Ore del giorno (Ponte alle Grazie), in dialogo con il commissario straordinario Paolo Pelliccia.
venerdì 3 luglio, alle 17.30, per l’ultimo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, tornerà a trovarci don Paolo Alliata per presentare il libro Nel tempo di Dio. Poesia e meditazione per le Ore del giorno (Ponte alle Grazie), in dialogo con il commissario straordinario Paolo Pelliccia.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTORE
Paolo Alliata è sacerdote della Diocesi di Milano. Laureato in Lettere classiche, cerca di raccontare, nella predicazione e negli scritti, il grande Mistero cristiano ricorrendo volentieri a immagini e temi tratti dalla letteratura e dal cinema. Per Ponte alle Grazie ha pubblicato: Dove Dio respira di nascosto (2018), C’era come un fuoco ardente (2019), Gesù predicava ai bradipi (2021) e L’amore fa i miracoli (2024).
Dal 2022 è rettore del liceo Montini di Milano.
Dal 2022 è rettore del liceo Montini di Milano.
IL LIBRO
Don Paolo Alliata, Nel tempo di Dio. Poesia e meditazione per le Ore del giorno, Ponte alle Grazie
Dalla notte dei tempi, poesia e preghiera hanno camminato insieme. Perché la poesia, anche quando non invoca Dio in modo esplicito ma dà voce all’inquietudine della condizione umana, alla confusa bellezza dei sentimenti che ci agita, alle asperità del quotidiano, è ascesi – un esercizio di attenzione al mondo e a ciò che lo trascende. La poesia, quando è davvero poesia, religiosa o meno che sia, ci spinge oltre noi stessi, sull’orlo dell’indicibile, là dove terra e cielo si sfiorano. E, su quel confine vibrante, ricava uno spazio sacro in cui le parole si intrecciano in modo inaspettato, smentiscono le leggi della grammatica, accendono immagini e orizzonti: non servono solo a comunicare, ma ad abitare il Mistero. In questo breviario personale, don Paolo Alliata sceglie le poesie che più parlano al suo cuore e le dispone lungo la giornata secondo le Ore liturgiche per scortarci nella grande avventura di diventare vivi.
Dal Notturno – o Mattutino – al Vespro, dalle Lodi alla Compieta, nel meriggiare dell’Ora Media, i versi di Rilke e Pozzi, di Whitman e Turoldo, di Milton e Pessoa ci infondono una grazia potente che ci trasforma tutti – poeti e lettori – in profeti.
Perché se la nostra anima, come quella degli angeli, è piena di canto, è solo cantando che possiamo liberare lo Spirito che soffia nel fondo della nostra umanità.
Dal Notturno – o Mattutino – al Vespro, dalle Lodi alla Compieta, nel meriggiare dell’Ora Media, i versi di Rilke e Pozzi, di Whitman e Turoldo, di Milton e Pessoa ci infondono una grazia potente che ci trasforma tutti – poeti e lettori – in profeti.
Perché se la nostra anima, come quella degli angeli, è piena di canto, è solo cantando che possiamo liberare lo Spirito che soffia nel fondo della nostra umanità.
L’incontro sarà anche trasmesso in diretta sul nostro canale YouTube
Riccardo Bertoncelli a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
martedì 30 giugno, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Riccardo Bertoncelli per presentare il libro Abitavo a Penny Lane. Memorie di anni gloriosi di rock, jazz e blues (Feltrinelli), in dialogo con Massimo Giacci.
martedì 30 giugno, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Riccardo Bertoncelli per presentare il libro Abitavo a Penny Lane. Memorie di anni gloriosi di rock, jazz e blues (Feltrinelli), in dialogo con Massimo Giacci.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTORE
Riccardo Bertoncelli è nato a Novara nel 1952 e a quindici anni ha scoperto la propria incontenibile passione per il rock. A diciassette anni ha fondato la sua prima fanzine e nel 1973 ha pubblicato il primo libro sulla musica che stava contagiando le giovani generazioni. Negli anni ’70 la sua attività di autore di volumi sul genere pop si è affiancata a quella di recensore e saggista per riviste specializzate come Muzak e Gong. Nel 1980 è stato direttore di Musica 80 e con Franco Bolelli ha curato Almanacco Musica per Il Formichiere. Dal 1985 al 1995 è stato direttore editoriale di Arcana per poi curare l’area musicale all’interno di Giunti fino al 2025. Ha al suo attivo esperienze radiofoniche con RAI e RSI e collaborazioni con Linus, Musica e “XL” di la Repubblica, Blow Up, Audio e Musica Jazz.
IL LIBRO
Riccardo Bertoncelli, Abitavo a Penny Lane. Memorie di anni gloriosi di rock, jazz e blues, Feltrinelli
C’è stata un’Italia che ha scoperto il rock come una rivelazione, che ha imparato l’inglese sui testi delle canzoni e che sognava di vivere in un mondo fatto di musica, parole e libertà.
È l’Italia di un ragazzo che cresce in provincia negli anni ’60, ascolta i Beatles alla radio, si innamora di Dylan, scopre Zappa, scrive le prime fanzine e capisce che la musica può essere una bussola per orientarsi nel mondo.
Dai pomeriggi passati nei negozi di dischi alle notti delle radio libere, dai viaggi verso Londra e Parigi ai festival jazz e rock che cambiano il modo di ascoltare, Riccardo Bertoncelli narra una storia di formazione, di amicizie, di errori, di entusiasmi assoluti. È il ritratto di un’epoca irripetibile, in cui l’uscita di un album si aspettava con ansia, le canzoni si ascoltavano fino a consumare la testina del giradischi e le parole avevano ancora un peso.
Con ironia e tenerezza, Bertoncelli ricompone quel mondo in un memoir che è al tempo stesso confessione e racconto collettivo: Abitavo a Penny Lane è una lettera d’amore al rock e alla giovinezza, scritta da chi ha vissuto quella stagione con passione contagiosa. Un libro per chi c’era e per chi avrebbe voluto esserci. E per chi ancora oggi cerca nei dischi – o nei libri – qualcosa che somigli a una promessa di libertà. La musica come passione, identità, rivoluzione: il memoir di una vita vissuta a tempo di rock. Un viaggio ironico e affettuoso nella colonna sonora di una generazione.
È l’Italia di un ragazzo che cresce in provincia negli anni ’60, ascolta i Beatles alla radio, si innamora di Dylan, scopre Zappa, scrive le prime fanzine e capisce che la musica può essere una bussola per orientarsi nel mondo.
Dai pomeriggi passati nei negozi di dischi alle notti delle radio libere, dai viaggi verso Londra e Parigi ai festival jazz e rock che cambiano il modo di ascoltare, Riccardo Bertoncelli narra una storia di formazione, di amicizie, di errori, di entusiasmi assoluti. È il ritratto di un’epoca irripetibile, in cui l’uscita di un album si aspettava con ansia, le canzoni si ascoltavano fino a consumare la testina del giradischi e le parole avevano ancora un peso.
Con ironia e tenerezza, Bertoncelli ricompone quel mondo in un memoir che è al tempo stesso confessione e racconto collettivo: Abitavo a Penny Lane è una lettera d’amore al rock e alla giovinezza, scritta da chi ha vissuto quella stagione con passione contagiosa. Un libro per chi c’era e per chi avrebbe voluto esserci. E per chi ancora oggi cerca nei dischi – o nei libri – qualcosa che somigli a una promessa di libertà. La musica come passione, identità, rivoluzione: il memoir di una vita vissuta a tempo di rock. Un viaggio ironico e affettuoso nella colonna sonora di una generazione.
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
Giuseppe Lupo a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 26 giugno, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Giuseppe Lupo per presentare il libro Medioccidente. Un’alternativa geografica, politica, culturale (Marsilio), in dialogo con il professore Carlo Serafini.
venerdì 26 giugno, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Giuseppe Lupo per presentare il libro Medioccidente. Un’alternativa geografica, politica, culturale (Marsilio), in dialogo con il professore Carlo Serafini.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTORE
Giuseppe Lupo è nato in Lucania (Atella, 1963) e vive in Lombardia, dove insegna presso l’Università Cattolica di Milano e di Brescia. Tra i suoi romanzi, tutti pubblicati da Marsilio, ricordiamo L’americano di Celenne (2000, Premio Berto, Premio Mondello), L’ultima sposa di Palmira (2011, Premio Selezione Campiello), Viaggiatori di nuvole (2013, Premio Giuseppe Dessì), L’albero di stanze (2015, Premio Alassio-Centolibri, Premio Frontino-Montefeltro), Gli anni del nostro incanto (2017, Premio Viareggio-Rèpaci), Breve storia del mio silenzio (2019), Tabacco Clan (2022) e Storia d’amore e macchine da scrivere (2025).
Collabora alle pagine culturali del «Sole-24Ore».
Collabora alle pagine culturali del «Sole-24Ore».
IL COORDINATORE DELL’INCONTRO
Carlo Serafini è professore associato di Letteratura italiana contemporanea presso l’Università telematica Pegaso. Ha insegnato in passato all’Università della Tuscia di Viterbo, Roma “La Sapienza”, L’Aquila, Perugia (Stranieri), Università Europea di Roma. Ha pubblicato articoli e saggi sui maggiori autori del Novecento e le monografie: Il quinto comandamento. Studi su Federigo Tozzi (Vecchiarelli, 2008), Italo Svevo. Lo scrittore, il critico, il drammaturgo (Aracne, 2012), Il fondo Sandro Penna. Biblioteca Guglielmo Marconi di Roma (Bulzoni, 2021). Membro della redazione della rivista di cultura contemporanea “L’Illuminista”, del progetto MEMO della MOD sul patrimonio di archivi letterari nazionali e del gruppo di ricerca Le.Gi. dell’ADI su letteratura e giornalismo. Relatore in numerosi Convegni nazionali e internazionali, è ideatore e curatore del progetto di ricerca su letteratura e giornalismo Parola di scrittore (Bulzoni).
IL LIBRO
Giuseppe Lupo, Medioccidente. Un’alternativa geografica, politica, culturale, Marsilio
Finito il Novecento e bruciate le aspettative del passaggio al nuovo millennio, sentiamo oggi il bisogno di cercare un’altra maniera di essere occidentali, consci che qualcosa è andato storto. Da questo disincanto, ma anche dalla consapevolezza che non tutto è perduto, prende avvio l’indagine di Giuseppe Lupo. L’invito è a immaginare un luogo fuori dalle cartine ma dentro le coscienze: il Medioccidente. Non una regione da rintracciare sugli atlanti geografici, ma una soglia tra un Oriente non finito e un Occidente non cominciato; una frontiera simbolica in cui tentare un equilibrio tra New York e Gerusalemme, tra Istanbul e Gibilterra, tra Oslo e Tangeri; un «continente morale» dove realizzare un nuovo patto tra gli uomini. In queste pagine, Lupo esplora l’ipotesi di una civiltà alternativa intrecciando letteratura e storia, antropologia e teologia, urbanistica ed economia. Il risultato è una profonda riflessione sulla necessità della memoria, sul valore dei legami comunitari, sul senso del sacro, in un’epoca che sembra aver perso la capacità di concepire altri modi possibili del vivere. Medioccidente è allora un gesto politico e poetico insieme: una mappa per orientarsi oltre la crisi dell’Occidente e ridefinire le coordinate del nostro stare al mondo.
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
Paolo Kessisoglu a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 19 giugno, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Paolo Kessisoglu per presentare il suo romanzo Ieri è il momento giusto (Solferino), in dialogo con Massimo Giacci.
venerdì 19 giugno, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Paolo Kessisoglu per presentare il suo romanzo Ieri è il momento giusto (Solferino), in dialogo con Massimo Giacci.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTORE
Paolo Kessisoglu, attore, conduttore televisivo e sceneggiatore, ha esordito nel cabaret con il gruppo Cavalli marci, da cui si è staccato per dare vita assieme a Luca Bizzarri al duo comico Luca e Paolo. È stato protagonista di diversi film di successo, tra cui E allora mambo e …e se domani. Ha condotto trasmissioni cult come Le Iene, Scherzi a parte e Quelli che il calcio e presentato il Festival di Sanremo nel 2011. Nel 2019 ha scritto la canzone C’è da fare, incisa assieme ad altri 25 cantautori italiani per sostenere le vittime del crollo del ponte Morandi a Genova. La “copertina” satirica di Luca e Paolo a DiMartedì è tra i momenti più visti e amati del programma.
IL LIBRO
Paolo Kessisoglu, Ieri è il momento giusto, Solferino
Federico ha molto di cui lamentarsi (e lo fa): una figlia adolescente in crisi, una ex moglie faticosa, un lavoro di fotografo che non è mai decollato. Almeno sa chi è e sa qual è il suo posto nel mondo, anche se quel posto non gli piace. Ma questa minima certezza è destinata a crollare quando dalla Francia arriva la notizia: suo padre Giovanni è morto all’improvviso, durante un soggiorno ad Arles. E nella cittadina francese non lo aspettano solo tristi adempimenti burocratici, ma la sorpresa della sua vita: non è l’unico erede, perché non è l’unico figlio. C’è un fratello minore, Marco, diversissimo da lui. C’è un’altra donna, Silvia, con cui Giovanni ha avuto una relazione tutt’altro che occasionale. E c’è un’eredità misteriosa, destinata a lui e a Marco, a patto che vadano a prendersela insieme, viaggiando fino a Lampedusa, con tappe prestabilite. Il primo pensiero è: al diavolo l’eredità, Giovanni non era certo ricco. Cosa può aver lasciato che valga la fatica di attraversare l’intera penisola con un fratello sconosciuto e che nemmeno ti sta simpatico?
Ma Federico ha bisogno di qualcosa di più dei soldi, ora che le fondamenta della sua vita e della sua identità sono andate in frantumi. Ha bisogno di capire – daccapo – chi è, e qual è il suo posto nel mondo. Un posto che, forse, si può trovare solo salendo in macchina con Marco, e andando all’avventura.
Ma Federico ha bisogno di qualcosa di più dei soldi, ora che le fondamenta della sua vita e della sua identità sono andate in frantumi. Ha bisogno di capire – daccapo – chi è, e qual è il suo posto nel mondo. Un posto che, forse, si può trovare solo salendo in macchina con Marco, e andando all’avventura.
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
Filippo La Porta a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
martedì 16 giugno, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà nuovamente con noi Filippo La Porta per presentare il libro Elogio della vita ordinaria (Il Saggiatore), in dialogo con il commissario straordinario Paolo Pelliccia.
martedì 16 giugno, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà nuovamente con noi Filippo La Porta per presentare il libro Elogio della vita ordinaria (Il Saggiatore), in dialogo con il commissario straordinario Paolo Pelliccia.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTORE
Filippo La Porta (Roma, 1952) è saggista e critico letterario. Insegna alla Scuola Holden e alla LUISS, collabora con numerose testate giornalistiche, tra cui la Repubblica e l’Unità, ha una rubrica su Left e su l’immaginazione e nel 2024 ha realizzato per Rai Radio 3 il podcast Elogio dell’umanità ordinaria. Fra le sue più recenti pubblicazioni ricordiamo L’impossibile «cura» della vita (2021), Splendori e miserie dell’impegno (2023) e L’arte del riassunto (2024).
IL LIBRO
Filippo La Porta, Elogio della vita ordinaria, Il Saggiatore
E se, in un’epoca in cui ci si aspetta che ogni esistenza sia eccezionale e degna di essere raccontata, la vera ribellione fosse restarsene sul proprio sofà, senza voler dimostrare nulla? Con profondità e ironia, Elogio della vita ordinaria ci invita a sottrarci al culto della visibilità, alla retorica dell’autorealizzazione, alla corsa verso il successo.
Attraverso una galleria di figure minori della letteratura e della filosofia, Filippo La Porta costruisce in queste pagine una controstoria dell’eroismo umano, mettendo in luce una forma alternativa di grandezza. La sua è una presa di distanza dall’onnipresente esaltazione dell’unicità, del vitalismo e del superamento dei limiti che vuole celebrare la possibilità di un’esistenza lontana dai riflettori, vissuta senza voler raggiungere nessun primato,
testimoniando anzi come la routine, l’inazione e la marginalità possano essere luoghi di pienezza e autenticità.
La Porta restituisce dignità alla fragilità e alla semplicità, in un mondo che tende a giudicare le persone soltanto in base al consenso sociale ottenuto e alla capacità di raccontare i propri risultati. Elogio della vita ordinaria ci mostra invece come il vero eroismo oggi non risieda nel farsi notare, ma nel restare fedeli a se stessi; non nel superarsi, ma nel saper semplicemente «essere».
Perché – come scriveva Pirandello – «è molto più facile essere eroi che galantuomini. Eroe si può essere una volta tanto, galantuomo bisogna esserlo sempre».
Attraverso una galleria di figure minori della letteratura e della filosofia, Filippo La Porta costruisce in queste pagine una controstoria dell’eroismo umano, mettendo in luce una forma alternativa di grandezza. La sua è una presa di distanza dall’onnipresente esaltazione dell’unicità, del vitalismo e del superamento dei limiti che vuole celebrare la possibilità di un’esistenza lontana dai riflettori, vissuta senza voler raggiungere nessun primato,
testimoniando anzi come la routine, l’inazione e la marginalità possano essere luoghi di pienezza e autenticità.
La Porta restituisce dignità alla fragilità e alla semplicità, in un mondo che tende a giudicare le persone soltanto in base al consenso sociale ottenuto e alla capacità di raccontare i propri risultati. Elogio della vita ordinaria ci mostra invece come il vero eroismo oggi non risieda nel farsi notare, ma nel restare fedeli a se stessi; non nel superarsi, ma nel saper semplicemente «essere».
Perché – come scriveva Pirandello – «è molto più facile essere eroi che galantuomini. Eroe si può essere una volta tanto, galantuomo bisogna esserlo sempre».
L’incontro sarà anche trasmesso in diretta sul nostro canale YouTube
Giancarlo Dotto a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 12 giugno, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Giancarlo Dotto per presentare il romanzo L’ultima danza di Maradona (Rizzoli), in dialogo con il commissario straordinario Paolo Pelliccia.
venerdì 12 giugno, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Giancarlo Dotto per presentare il romanzo L’ultima danza di Maradona (Rizzoli), in dialogo con il commissario straordinario Paolo Pelliccia.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTORE
Giancarlo Dotto ha scritto, tra gli altri, per La Stampa, Il Messaggero, Il Foglio, Panorama, l’Espresso, Sette, Diva e Donna, Vanity Fair, Max, Wired e Corriere dello Sport. Autore e opinionista di trasmissioni per Mediaset, Rai, La7, San Marino Rtv, è stato amico e collaboratore di Carmelo Bene, con il quale ha scritto Vita di Carmelo Bene (1998). Ha partecipato alle autobiografie di Maurizio Costanzo (Chi mi credo di essere, 2004) e Ornella Vanoni (Una bellissima ragazza, 2011). Tra i suoi libri, Il mucchio selvaggio (con Sandro Piccinini, 2006), La squadra perfetta (2008), Il Dio che non c’è (2021). Per Rizzoli ha pubblicato il romanzo Anime pezzenti (2017) e Nate libere (2020).
IL LIBRO
Giancarlo Dotto, L’ultima danza di Maradona, Rizzoli
Werner Falco, detto il Bucaniere, faccia da etrusco ormai ridotta a un teschio, è un mercante di uomini. Un fiuto unico nel riconoscere il talento e trasformarlo in oro, per la felicità di presidenti, allenatori e calciatori, scovati nelle più improbabili periferie di tre continenti. A sessantacinque anni, appeso a una bomboletta di ossigeno, sverna a Bahia, dove, aspettando la fine, ha messo gli occhi su un diciassettenne destinato a diventare una star del calcio internazionale. Ma una telefonata lo richiama in Italia: una serie di misteri ed efferati delitti sconvolge il calcio italiano, e Tano Piramide, commissario di provincia e amico da sempre, ha bisogno del suo aiuto.
Il ritorno si trasforma presto in un viaggio sospeso tra la memoria di amori perduti e l’incubo di un serial killer armato di martello, in un mondo corroso dagli effetti di una nube pestilenziale e dal sentimento di una perdita difficile da decifrare. A distanza di tempo la scomparsa di Maradona è un dolore che si ostina, sottile e insopportabile. Una mancanza. Una sottrazione di bellezza. In questa storia visionaria eppure densa di personaggi vividissimi, Giancarlo Dotto trasfigura l’esperienza di decenni di narrazione per i giornali e costruisce un romanzo a chiave insieme grottesco e nostalgico, in cui le passioni, le rivalità, gli odi, i tradimenti dei protagonisti non ce la fanno più a restare soffocati e nascosti, ma esplodono in tutta la loro brutale evidenza. Quando il calcio accetta senza ipocrisie di mostrarsi per quello che è: un gioco che sa essere molto crudele.
Il ritorno si trasforma presto in un viaggio sospeso tra la memoria di amori perduti e l’incubo di un serial killer armato di martello, in un mondo corroso dagli effetti di una nube pestilenziale e dal sentimento di una perdita difficile da decifrare. A distanza di tempo la scomparsa di Maradona è un dolore che si ostina, sottile e insopportabile. Una mancanza. Una sottrazione di bellezza. In questa storia visionaria eppure densa di personaggi vividissimi, Giancarlo Dotto trasfigura l’esperienza di decenni di narrazione per i giornali e costruisce un romanzo a chiave insieme grottesco e nostalgico, in cui le passioni, le rivalità, gli odi, i tradimenti dei protagonisti non ce la fanno più a restare soffocati e nascosti, ma esplodono in tutta la loro brutale evidenza. Quando il calcio accetta senza ipocrisie di mostrarsi per quello che è: un gioco che sa essere molto crudele.
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
Ottavio Fatica presenta Céline a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
martedì 9 giugno, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, tornerà a trovarci Ottavio Fatica per presentare Londra (Adelphi), il secondo inedito di Louis-Ferdinand Céline da lui tradotto.
martedì 9 giugno, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, tornerà a trovarci Ottavio Fatica per presentare Londra (Adelphi), il secondo inedito di Louis-Ferdinand Céline da lui tradotto.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTORE
Louis-Ferdinand Céline (1894-1961) è una delle personalità più controverse della letteratura del Novecento. È autore di otto romanzi a sfondo autobiografico (tra i più noti Viaggio al termine della notte e Morte a credito) e di tre libelli antisemiti che gli valsero l’esilio in Danimarca e un processo per collaborazionismo. Rientrato in Francia nel 1951, Céline visse isolato a Meudon, tornando alla ribalta con i tre grandi romanzi della cosiddetta “trilogia tedesca” (Da un castello all’altro, Nord, Rigodon).
IL COORDINATORE DELL’INCONTRO
Ottavio Fatica è uno dei piú stimati traduttori italiani. Nato a Perugia, vive a Narni. Fra le sue traduzioni, il Moby-Dick di Melville, quasi tutto Kipling, i diari di Byron, i limerick di Lear. Per Einaudi ha pubblicato nella collana Collezione di poesie, Le omissioni (2009) e Vicino alla dimora del serpente (2019).
IL LIBRO
Louis-Ferdinand Céline, Londra, Adelphi
All’inizio di Londra Ferdinand, alter ego di Céline, appena sceso dalla nave su cui si era imbarcato alla fine di Guerra, si ritrova nel mondo della mala londinese, o meglio di quella francese, fuggita in massa per scampare alle trincee. Una contro-società chiusa in sé stessa, con le sue regole inumane, da tutti accettate stoicamente. Ma che cos’è Londra? Un manuale di sopravvivenza a uso dei disertori, un inno dolente alla prostituzione, un’elegia alla città che i giornali dell’epoca definivano «il più grande mercato di carne umana del mondo»: mai così diversa, stralunata, affascinante nel suo superbo squallore.
Céline squaderna una galleria di personaggi eroici nella turpitudine, alcuni già incontrati in Guerra come la prostituta Angèle e il maggiore Purcell (qui trasformato in folle inventore), o il bombarolo dostoevskiano Borokrom, i due papponi rivali Cantaloup e Tregonet, e il medico ebreo Yugenbitz, «pura bontà», quello che Céline avrebbe voluto diventare. Tutti dal destino segnato, popolano giorno e notte grandi arterie e angiporti, androni e locali malfamati, parchi e latrine.
La violenza, l’intensità quasi insopportabile di questa prosa dimostrano che il romanzo ci è pervenuto in una versione non purgata, che mai avrebbe potuto vedere la luce negli anni Trenta, quando è stato scritto, e resta materia incandescente ancora oggi.
Céline squaderna una galleria di personaggi eroici nella turpitudine, alcuni già incontrati in Guerra come la prostituta Angèle e il maggiore Purcell (qui trasformato in folle inventore), o il bombarolo dostoevskiano Borokrom, i due papponi rivali Cantaloup e Tregonet, e il medico ebreo Yugenbitz, «pura bontà», quello che Céline avrebbe voluto diventare. Tutti dal destino segnato, popolano giorno e notte grandi arterie e angiporti, androni e locali malfamati, parchi e latrine.
La violenza, l’intensità quasi insopportabile di questa prosa dimostrano che il romanzo ci è pervenuto in una versione non purgata, che mai avrebbe potuto vedere la luce negli anni Trenta, quando è stato scritto, e resta materia incandescente ancora oggi.
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
Rabih Alameddine a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
domenica 7 giugno, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Rabih Alameddine per presentare il libro La vera storia di Rajah il Credulone (e di sua madre) (La nave di Teseo), in dialogo con Kor O’Connell.
domenica 7 giugno, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Rabih Alameddine per presentare il libro La vera storia di Rajah il Credulone (e di sua madre) (La nave di Teseo), in dialogo con Kor O’Connell.
Alameddine, scrittore e pittore, è una voce tra le più originali della narrativa contemporanea. È in Italia dal 4 al 9 giugno per un breve tour iniziato a Milano in occasione della Milanesiana, festival culturale ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi, e che prevede altre quattro tappe a Pescara, Viterbo, Pompei e Bari.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTORE
Rabih Alameddine è nato in Giordania da genitori libanesi, ha vissuto in Kuwait e in Libano e ha poi completato i suoi studi in Inghilterra e negli Stati Uniti, laureandosi in Ingegneria presso l’Università di San Francisco. Pittore, oltre che scrittore, ha tenuto delle esposizioni negli Stati Uniti, in Europa e in Medio Oriente. Come scrittore collabora con numerosi quotidiani, dal Los Angeles Times al Corriere della Sera.
Tra i suoi romanzi tradotti in Italia Io, la Divina; Hakawati. Il cantore di storie; La traduttrice; L’angelo della storia e Il lato sbagliato del telescopio.
Tra i suoi romanzi tradotti in Italia Io, la Divina; Hakawati. Il cantore di storie; La traduttrice; L’angelo della storia e Il lato sbagliato del telescopio.
IL LIBRO
Rabih Alameddine, La vera storia di Raja il Credulone (e di sua madre), La nave di Teseo
* Vincitore del National Book Award 2025 *
Raja ha poco più di sessant’anni e abita con la madre in un minuscolo appartamento a Beirut. I due non potrebbero essere più diversi: lui è un professore di filosofia immerso nei suoi libri, riservato sulla sua vita privata e amante della solitudine; lei, Zalfa, è una donna ancora molto forte, decisa e assai invadente, che pretende di conoscere tutto della vita del figlio. Un misterioso invito presso un’illustre fondazione americana, che desidera premiarlo per i suoi presunti successi letterari, scuote la routine di Raja. La borsa di studio offerta gli farebbe comodo e il soggiorno negli Stati Uniti gli darebbe l’opportunità di prendere le distanze dalla madre e da un paese che per tutta la sua vita è stato attraversato da conflitti e disastri. Ben presto, però, l’entusiasmo e l’ingenuità di Raja dovranno fare i conti con le vere ragioni di quell’invito, obbligandolo a rievocare e rivivere le vicende, gli incontri e i tradimenti che hanno segnato il suo passato.
La vera storia di Raja il Credulone (e di sua madre) è un’opera indimenticabile, capace di raccontare l’orrore e il caos della realtà con una voce unica, compassionevole, ironica e spietata al tempo stesso. Un romanzo che diverte, ferisce e commuove, e che consacra Rabih Alameddine come una delle voci più originali della letteratura contemporanea.
Traduzione di Licia Vighi
La vera storia di Raja il Credulone (e di sua madre) è un’opera indimenticabile, capace di raccontare l’orrore e il caos della realtà con una voce unica, compassionevole, ironica e spietata al tempo stesso. Un romanzo che diverte, ferisce e commuove, e che consacra Rabih Alameddine come una delle voci più originali della letteratura contemporanea.
Traduzione di Licia Vighi
Antonio Monda a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 5 giugno, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, tornerà a trovarci Antonio Monda per presentare il libro Una mattina gloriosa (Mondadori), in dialogo con Elisabetta Morlino.
venerdì 5 giugno, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, tornerà a trovarci Antonio Monda per presentare il libro Una mattina gloriosa (Mondadori), in dialogo con Elisabetta Morlino.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTORE
Antonio Monda insegna alla New York University e collabora con «La Repubblica». Ha curato mostre per il Louvre, il MoMA, il Lincoln Center e il Guggenheim. È autore di romanzi e saggi critici tradotti in molte lingue.
Dal 2015 al 2021 è stato direttore artistico della Festa del Cinema di Roma.
Tra le sue pubblicazioni: La magnifica illusione (Fazi 2003), The Hidden God (MoMA 2004), Tu credi? (Fazi 2006), Assoluzione (Mondadori 2008), L’America non esiste (Mondadori 2012), I film della nostra vita (Mondadori, 2013), La casa sulla roccia (Mondadori 2014), Ota Benga (Mondadori 2015), Io sono il fuoco (Mondadori 2018), Nel territorio del diavolo (Mondadori 2019), Incontri ravvicinati (La Nave di Teseo 2024).
Dal 2015 al 2021 è stato direttore artistico della Festa del Cinema di Roma.
Tra le sue pubblicazioni: La magnifica illusione (Fazi 2003), The Hidden God (MoMA 2004), Tu credi? (Fazi 2006), Assoluzione (Mondadori 2008), L’America non esiste (Mondadori 2012), I film della nostra vita (Mondadori, 2013), La casa sulla roccia (Mondadori 2014), Ota Benga (Mondadori 2015), Io sono il fuoco (Mondadori 2018), Nel territorio del diavolo (Mondadori 2019), Incontri ravvicinati (La Nave di Teseo 2024).
LA COORDINATRICE DELL’INCONTRO
Elisabetta Morlino è professoressa universitaria specializzata in diritto pubblico internazionale, autrice di volumi e saggi pubblicati in italiano e inglese. È stata research fellow all’Università di Oxford, alla New York University School of Law, al Max Planck Institute di Heidelberg.
IL LIBRO
Antonio Monda, Una mattina gloriosa, Mondadori
New York, aprile 1912. Al molo 59 la città si ferma. Una folla eterogenea attende l’arrivo del più grande transatlantico mai costruito, simbolo di un progresso che promette di non avere limiti. È una mattina limpida, carica di aspettative, e ognuno scruta l’orizzonte portando con sé il peso delle proprie speranze. C’è il sindaco William Jay Gaynor, convinto che la politica debba essere una missione morale; c’è Josef Stránský, direttore della New York Philharmonic, deciso a trasformare un’umiliazione pubblica in riscatto; ci sono Alfonso e Rossana, emigrati siciliani che affidano al nuovo mondo il desiderio di un figlio e di una vita diversa; e poi uomini e donne segnati dall’ingiustizia, dall’ambizione, dal bisogno di essere riconosciuti. Antonio Monda compie una scelta narrativa efficacissima e sorprendente: non nomina mai la nave che tutti aspettano. La evoca in assenza dando voce a chi è a terra, mescola con maestria personaggi reali e d’invenzione, intreccia le loro storie in un grande affresco corale, raccontando un’umanità sospesa tra fede e disincanto, tra sogno americano e violenza del reale.
Sullo sfondo, New York si rivela per ciò che è: una città capace di accogliere tutti, spesso chiedendo un prezzo altissimo.
Sullo sfondo, New York si rivela per ciò che è: una città capace di accogliere tutti, spesso chiedendo un prezzo altissimo.
Giuseppe Manfridi a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 29 maggio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, tornerà a trovarci Giuseppe Manfridi per una conferenza spettacolo intitolata L’acqua, il mare e i naufragi nel teatro di Shakespeare.
venerdì 29 maggio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, tornerà a trovarci Giuseppe Manfridi per una conferenza spettacolo intitolata L’acqua, il mare e i naufragi nel teatro di Shakespeare.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTORE
Giuseppe Manfridi è drammaturgo, romanziere e sceneggiatore. Da anni il suo teatro è costantemente rappresentato in Italia e all’estero. Tra gli allestimenti più pregevoli: Giacomo, il prepotente, nel ’98 al Théatre des Champs-Elisées di Parigi, e Zozòs, allestito nel 2000 al Gate Theatre di Londra con la regia di Peter Hall, e ripreso al Barbican nel 2003. Il critico del Sunday Times ha definito la commedia “La più divertente che abbia mai visto”. La partitella; Giacomo, il prepotente; L’osso d’oca e L’orecchio sono state trasmesse da RAI DUE nella serie Palcoscenico.
Tra le sue sceneggiature: Ultrà, film che, per la regia di Ricky Tognazzi, ha vinto l’Orso d’argento al Festival di Berlino nel 1991. Nel 2006 il romanzo Cronache dal paesaggio, e, due anni dopo, La cuspide di ghiaccio (entrambi editi da Gremese) sono entrati nella selezione finale del Premio Strega. Nel 2020 il romanzo Anja, la segretaria di Dostoevskij (La Lepre Edizioni) ha vinto il Premio Città di Como.
Tutto il suo teatro è in corso di pubblicazione presso La Mongolfiera Editrice.
Tra le sue sceneggiature: Ultrà, film che, per la regia di Ricky Tognazzi, ha vinto l’Orso d’argento al Festival di Berlino nel 1991. Nel 2006 il romanzo Cronache dal paesaggio, e, due anni dopo, La cuspide di ghiaccio (entrambi editi da Gremese) sono entrati nella selezione finale del Premio Strega. Nel 2020 il romanzo Anja, la segretaria di Dostoevskij (La Lepre Edizioni) ha vinto il Premio Città di Como.
Tutto il suo teatro è in corso di pubblicazione presso La Mongolfiera Editrice.
IL LIBRO
Giuseppe Manfridi, Shakespeare sul Titanic, Efesto
Questa è la storia di una storia, quella di Romeo e Giulietta, che nasce molto prima di Shakespeare e continua a vivere anche dopo di lui. Addirittura nel capolavoro cinematografico di James Cameron, Titanic, ritroviamo insospettabilmente la chimica narrativa della celeberrima tragedia. L’idea di fondo è la seguente: ogni storia non è che il segmento di sé stessa e ha nel capolavoro che sembra cristallizzarla una tappa di transito, non di più. Quindi, ogni sorgente è una foce e ogni foce è una sorgente, e questo libro insegue così, per centinaia e centinaia di pagine, l’inesausta peripezia di un solo palinsesto. Inoltre, è un meeting letterario epocale dove ogni pagina è il luogo in cui i grandi autori della storia si danno appuntamento per scambiarsi un sorriso e una stretta di mano. E, chiaramente, non è un libro solo su Shakespeare ma è anche una grande meditazione filosofica sulla giovinezza, sul nulla, sulla propalazione, su quella “teologia laica” che chiamiamo Letteratura.
Lucetta Scaraffia a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
giovedì 21 maggio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi la storica Lucetta Scaraffia per presentare il libro Quel che resta del femminismo (Liberilibri) – da lei curato in collaborazione con Anna Paola Concia – in dialogo con Gabriele Ametrano.
giovedì 21 maggio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi la storica Lucetta Scaraffia per presentare il libro Quel che resta del femminismo (Liberilibri) – da lei curato in collaborazione con Anna Paola Concia – in dialogo con Gabriele Ametrano.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTRICE
Lucetta Scaraffia storica e giornalista, ha insegnato Storia contemporanea presso Sapienza Università di Roma. Ha collaborato con diversi quotidiani; nel 2017 ha ricevuto per la sua attività, dal presidente della Repubblica francese, le insegne della Legion d’onore.
Dal 2007 è membro del Comitato nazionale per la bioetica.
Tra i suoi ultimi libri, Atti impuri (2024); Au-delà du sixième commandement. Église, consentement, sexualité (tradotto in francese, 2024); e Dio non è così. Otto mistiche laiche del Novecento (2025).
Dal 2007 è membro del Comitato nazionale per la bioetica.
Tra i suoi ultimi libri, Atti impuri (2024); Au-delà du sixième commandement. Église, consentement, sexualité (tradotto in francese, 2024); e Dio non è così. Otto mistiche laiche del Novecento (2025).
IL LIBRO
AA.VV., a cura di Anna Paola Concia e Lucetta Scaraffia, Quel che resta del femminismo, Liberilibri
In questi ultimi anni l’emergere della cultura woke, condivisa soprattutto dalle giovani generazioni, ha creato profonde spaccature nel femminismo italiano e non solo. Di fatto, si sta tentando di cancellare l’esistenza di una identità femminile, quella che è sempre stata alla base delle rivendicazioni dei movimenti femministi, per sostituirla con identità neutre, come “persone con l’utero” o “persone con le mestruazioni”. Le critiche al femminismo ostacolano dunque il tradizionale impegno politico e impongono un ripensamento teorico, sulla profondità
del cambiamento in atto e sulle sue prospettive future.
I saggi qui raccolti affrontano queste e altre questioni (violenza sulle donne, trasformazione del linguaggio, sopravvivenza del patriarcato) da punti di vista diversi tra loro, ma che concordano nella necessità di difendere e valorizzare le caratteristiche fondative del femminismo, come l’universalismo, il liberalismo e l’esistenza di una specificità femminile legata alla capacità riproduttiva.
del cambiamento in atto e sulle sue prospettive future.
I saggi qui raccolti affrontano queste e altre questioni (violenza sulle donne, trasformazione del linguaggio, sopravvivenza del patriarcato) da punti di vista diversi tra loro, ma che concordano nella necessità di difendere e valorizzare le caratteristiche fondative del femminismo, come l’universalismo, il liberalismo e l’esistenza di una specificità femminile legata alla capacità riproduttiva.
Emanuele Trevi a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
martedì 19 maggio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Emanuele Trevi per presentare il libro Mia nonna e il Conte (Solferino) in dialogo con Antonello Ricci.
martedì 19 maggio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Emanuele Trevi per presentare il libro Mia nonna e il Conte (Solferino) in dialogo con Antonello Ricci.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTORE
Emanuele Trevi (Roma, 1964), tra i più apprezzati scrittori e critici della sua generazione, collabora con il «Corriere della Sera». Ponte alle Grazie ha pubblicato i tre romanzi Qualcosa di scritto (2012, finalista Strega, vincitore del Premio Europeo per la Letteratura, tradotto in diciotto lingue), Sogni e favole (2019, Premio Viareggio) e Il figlio del mago (2023), e una nuova edizione del saggio Musica distante (2012). Tra i suoi altri libri ricordiamo Istruzioni per l’uso del lupo (Castelvecchi, 1994), I cani del nulla (Einaudi, 2003), Senza verso (Laterza, 2004), Il libro della gioia perpetua (Rizzoli, 2010), Il popolo di legno (Einaudi, 2015). Con Due vite (Neri Pozza, 2020) ha vinto il Premio Strega 2021.
IL LIBRO
Emanuele Trevi, Mia nonna e il Conte, Solferino
«Come certe ragazzine così timide e ritrose da sembrare anonime, che svelano il loro fascino al momento giusto, nel giro di un’estate, a sedici o diciotto anni, iniziando a raggiare alla maniera di astri appena scoperti nella carta del cielo, mia nonna diventò bellissima dopo gli ottanta.» È una nonna dai tratti di dea arcaica, Peppinella, la protagonista di questo libro, una perentoria matriarca calabrese che, come una regina, vive riverita da due dame di compagnia – Delia e Carmelina – ma che al pari di ogni donna del popolo guarda Beautiful al pomeriggio. Nel suo giardino dominato dall’imponente cibbia, il nipote Emanuele trascorre – immerso nei libri – le interminabili estati dell’infanzia e della giovinezza. Ed è in questo hortus conclusus che un bel giorno Peppinella si vede comparire davanti addirittura un Conte, anch’egli ultraottantenne e studioso della storia borbonica, che le porge un mazzetto di fiori e chiede il permesso di attraversare la sua proprietà, per accorciare il percorso da casa al paese.
Passaggio dopo passaggio, tra Peppinella e il Conte fiorisce un affetto inaspettato, tardivo, privo di ansie e pretese, gratuito. «Come se fossero rinchiusi in una sfera di cristallo, custodivano un segreto inaccessibile, la formula di un incantesimo di cui entrambi, a loro insaputa, possedevano la metà necessaria a completare l’altra» scrive Emanuele Trevi, che della storia d’amore della nonna è stato testimone partecipe. E in queste pagine piene di intimità e di spirito restituisce e trasfigura una narrazione famigliare sospesa tra il quotidiano e l’eterno, intessuta di uno struggente sentimento del tempo.
Passaggio dopo passaggio, tra Peppinella e il Conte fiorisce un affetto inaspettato, tardivo, privo di ansie e pretese, gratuito. «Come se fossero rinchiusi in una sfera di cristallo, custodivano un segreto inaccessibile, la formula di un incantesimo di cui entrambi, a loro insaputa, possedevano la metà necessaria a completare l’altra» scrive Emanuele Trevi, che della storia d’amore della nonna è stato testimone partecipe. E in queste pagine piene di intimità e di spirito restituisce e trasfigura una narrazione famigliare sospesa tra il quotidiano e l’eterno, intessuta di uno struggente sentimento del tempo.
Giorgio Agamben a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 15 maggio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi il filosofo Giorgio Agamben per una conferenza dal titolo Dalla memoria all’amicizia.
venerdì 15 maggio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi il filosofo Giorgio Agamben per una conferenza dal titolo Dalla memoria all’amicizia.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTORE
Giorgio Agamben ha insegnato in università italiane e straniere e la sua opera è tradotta in molte lingue. Tra i suoi libri ricordiamo l’edizione integrale di Homo sacer (Quodlibet 2018) e, presso Einaudi, Stanze. La parola e il fantasma nella cultura occidentale (1977, 1993 e 2011), Infanzia e storia. Distruzione dell’esperienza e origine della storia (1978 e 2001), Il linguaggio e la morte. Un seminario sul luogo della negatività (1982 e 2008), La comunità che viene (1990), Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita (1998 e 2005), Studiolo (2019), La follia di Hölderlin. Cronaca di una follia abitante (1806-1843) (2021), Pinocchio. Le avventure di un burattino doppiamente commentate e tre volte illustrate (2021), L’irrealizzabile. Per una politica dell’ontologia (2022), Quel che ho visto, udito, appreso… (2022), Filosofia prima filosofia ultima. Il sapere dell’Occidente fra metafisica e scienze (2023), La mente sgombra. Profanazioni. Nudità. Il fuoco e il racconto (2023), Il corpo della lingua. esperruquancluzelubelouzerirelu (2024), La lingua che resta. Il tempo, la storia, il linguaggio (2024) e Alla foce (2025)
IL LIBRO
Giorgio Agamben, Amicizie, Einaudi
«È piú semplice definire l’amore che l’amicizia, più facile dire «ti amo» sembrando sinceri, che dire «ti sono amico» senza che il sospetto dell’impostura adombri le nostre parole. Per questo, la sola definizione dell’amicizia che mi pare accettabile è quella antica, che vede nell’amico un “alter ego”, un altro io – cioè qualcuno che rende amabile e grata la cosa più odiosa: il nostro io […] E proprio perché – come la vita – è in qualche modo sempre insieme esaustiva e incompiuta, puntuale e manchevole, l’amicizia esige la nostra testimonianza».
Attraverso diciassette brevi, folgoranti ritratti, Giorgio Agamben evoca il ricordo degli amici che hanno lasciato un segno indelebile sulla sua vita e sulla sua persona.
Attraverso diciassette brevi, folgoranti ritratti, Giorgio Agamben evoca il ricordo degli amici che hanno lasciato un segno indelebile sulla sua vita e sulla sua persona.
Gaja Cenciarelli a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
mercoledì 13 maggio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Gaja Cenciarelli per presentare il libro Il rivoluzionario e la maestra (Marsilio) in dialogo con Massimo Giacci.
mercoledì 13 maggio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Gaja Cenciarelli per presentare il libro Il rivoluzionario e la maestra (Marsilio) in dialogo con Massimo Giacci.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTRICE
Gaja Cenciarelli, scrittrice e traduttrice, vive e lavora a Roma. Ha scritto romanzi, racconti, interventi critici. Fa parte dei “Piccoli Maestri” e ha pubblicato, fra gli altri, Extra omnes. L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi (Zona 2006) e Sangue del suo sangue (nottetempo 2011). Per Marsilio sono usciti La nuda verità (2018), Domani interrogo (premio Alvaro Bigiaretti 2023) e A scuola non si muore (2024). Insegna lingua e letteratura inglese a Roma.
Dal 19 febbraio è nei cinema il film Domani interrogo – tratto dal suo omonimo romanzo
e del quale è co-sceneggiatrice – con la regia di Umberto Carteni e l’interpretazione di
Anna Ferzetti.
Dal 19 febbraio è nei cinema il film Domani interrogo – tratto dal suo omonimo romanzo
e del quale è co-sceneggiatrice – con la regia di Umberto Carteni e l’interpretazione di
Anna Ferzetti.
IL LIBRO
Gaja Cenciarelli, Il rivoluzionario e la maestra, Marsilio
Adolfo Wasem e Sonia Mosquera furono rapiti nel 1972, in Uruguay, durante la dittatura militare. Per dodici anni furono sottoposti a torture indicibili. Wasem e tutto il comitato direttivo dei Tupamaros – tra cui il “presidente povero” Pepe Mujica – vissero in isolamento in cunicoli sotterranei chiamati calabozos, nel silenzio più assoluto.
In una casa alla periferia di Roma, quarant’anni dopo la morte di Wasem, una donna, alle prese col suo ennesimo trasloco, trova un libro. La storia di Wasem le insegna che ciascuno può fare la rivoluzione a modo suo, e che aver perso i soldi, la famiglia, la casa, gli amici, non significa dover rinunciare alla libertà.
Tutte le famiglie felici si assomigliano e ognuna è infelice a modo suo, dice uno dei capolavori della letteratura, ed è di certo vero. Ma lo è altrettanto che tutte le storie del mondo, anche quando sembrano slegate l’una dall’altra, distanti nel tempo e nella geografia, nella condizione politica e sociale, viaggiano unite da un filo che si chiama libertà: cercare di stare in piedi per poter cadere e rialzarsi, andare a capo. Gaja Cenciarelli, con la sfrontatezza che abbiamo amato in tutti i suoi romanzi, ci porta nella sua vita e in quella di Adolfo Wasem, per testimoniare come la rivoluzione è sempre possibile, anche quando si chiama “cambiare casa”.
Queste sono le storie di un rivoluzionario e di una maestra, che poi sono una storia sola. Che è pure la nostra.
In una casa alla periferia di Roma, quarant’anni dopo la morte di Wasem, una donna, alle prese col suo ennesimo trasloco, trova un libro. La storia di Wasem le insegna che ciascuno può fare la rivoluzione a modo suo, e che aver perso i soldi, la famiglia, la casa, gli amici, non significa dover rinunciare alla libertà.
Tutte le famiglie felici si assomigliano e ognuna è infelice a modo suo, dice uno dei capolavori della letteratura, ed è di certo vero. Ma lo è altrettanto che tutte le storie del mondo, anche quando sembrano slegate l’una dall’altra, distanti nel tempo e nella geografia, nella condizione politica e sociale, viaggiano unite da un filo che si chiama libertà: cercare di stare in piedi per poter cadere e rialzarsi, andare a capo. Gaja Cenciarelli, con la sfrontatezza che abbiamo amato in tutti i suoi romanzi, ci porta nella sua vita e in quella di Adolfo Wasem, per testimoniare come la rivoluzione è sempre possibile, anche quando si chiama “cambiare casa”.
Queste sono le storie di un rivoluzionario e di una maestra, che poi sono una storia sola. Che è pure la nostra.
Silvia Camporesi a “La Biblioteca incontra”
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 8 maggio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Silvia Camporesi per presentare il libro Una foto è una foto è una foto (Einaudi) in dialogo con Massimo Giacci.
venerdì 8 maggio, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della nostra rassegna “La Biblioteca incontra” – stagione 2/2026, sarà con noi Silvia Camporesi per presentare il libro Una foto è una foto è una foto (Einaudi) in dialogo con Massimo Giacci.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
L’AUTRICE
Silvia Camporesi (Forlì 1973), laureata in filosofia, è fotografa dal 2000. Collabora con «Artribune», la Scuola Holden di Torino e tiene corsi e conferenze in scuole, università e associazioni culturali. Ha realizzato committenze pubbliche come Italia in attesa (DGCC 2020), Atlante Sapienza (MAXXI 2022), Altri sguardi (Direzione Generale Musei, 2022), Architetture inabitabili (Istituto Luce, 2023) e Cantiere d’autore (MAXXI 2024). Ha vinto i premi PAC (2024), Strategia fotografia (2023), La Nuova Scelta Italiana (2022), Cantica21 (2021).
Sue opere sono in collezioni pubbliche e private: MAXXI, Collezione Farnesina, MART, MAC Lissone, GNAMC. Ha pubblicato monografie con Skira, Corraini, Trolley Books, Postcart, Sagep. Ricordiamo Doppio sguardo (Contrasto Books 2019), una raccolta di interviste a fotografi contemporanei.
Sue opere sono in collezioni pubbliche e private: MAXXI, Collezione Farnesina, MART, MAC Lissone, GNAMC. Ha pubblicato monografie con Skira, Corraini, Trolley Books, Postcart, Sagep. Ricordiamo Doppio sguardo (Contrasto Books 2019), una raccolta di interviste a fotografi contemporanei.
IL LIBRO
Silvia Camporesi, Una foto è una foto è una foto, Einaudi
La fotografia nel corso della sua storia ha affrontato una serie di rivoluzioni. Oggi la produzione delle fotografie non è più appannaggio di un ambito ridotto di persone, ma ha subito un grande processo di democratizzazione, divenendo accessibile a chiunque: ogni individuo partecipa attivamente alla costruzione della cultura visuale contemporanea, disseminando immagini in un flusso digitale incessante, ubiquo, vertiginoso.
Silvia Camporesi, una fotografa d’eccezione, esplora la fotografia nelle sue intricate e sfuggenti maglie. Ogni capitolo si propone come un omaggio alla profondità che essa ci offre nelle sue forme più disparate; è un viaggio che mischia riflessioni su esperienze personali, storia, citazioni di autori considerati fondamentali, aneddoti; è un percorso in cui l’unica regola è il rispetto per la complessità della fotografia, il ribattere il suo statuto di ente strutturato, come recita il titolo, ispirato al verso celebre di una poesia di Gertrude Stein.
Silvia Camporesi, una fotografa d’eccezione, esplora la fotografia nelle sue intricate e sfuggenti maglie. Ogni capitolo si propone come un omaggio alla profondità che essa ci offre nelle sue forme più disparate; è un viaggio che mischia riflessioni su esperienze personali, storia, citazioni di autori considerati fondamentali, aneddoti; è un percorso in cui l’unica regola è il rispetto per la complessità della fotografia, il ribattere il suo statuto di ente strutturato, come recita il titolo, ispirato al verso celebre di una poesia di Gertrude Stein.