RUSSIAMERICA – Morrison e Sokolov: fare i conti con la storia

 
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 27 marzo, alle 17.30, per l’ultimo appuntamento della nuova serie “RUSSIAMERICA – Letture parallele” dedicata al confronto tra letteratura russa e angloamericana, Luca Briasco e Mario Caramitti proporranno la lettura parallela di Toni Morrison e Saša Sokolov: “Fare i conti con la storia”.
 
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
 

I CURATORI

 
Luca Briasco
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
 
Mario Caramitti
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
 

FARE I CONTI CON LA STORIA

Una riflessione parallela sui mille modi in cui il fantastico, sotto forma di fantasma o di albero vivente, irrompe e contamina la prospettiva storica ed epica, e costruisce un modo nuovo di interpretare i “fatti”: che si tratti della dittatura staliniana o dell’eredità dello schiavismo.
 
Toni Morrison, Amatissima
Toni Morrison ha raccontato come Amatissima sia stato concepito a partire dalla riscoperta della storia di Margaret Garner, “una giovane madre che, dopo essere sfuggita alla schiavitù, fu arrestata per aver ucciso la figlia (e aver cercato di uccidere anche gli altri figli) pur di non farla tornare nella piantagione”.
La decisione di incentrare il suo romanzo sulle vicende di una madre che ha conquistato la libertà al prezzo più alto ha un costo, perché comporta l’immersione in un paesaggio storico e umano che ha in sé qualcosa di spaventoso. Un paesaggio – quello della schiavitù – “arduo e inesplorato; invitare i lettori (e me stessa) a entrare in quel paesaggio repellente (nascosto, ma non del tutto; deliberatamente sepolto, ma non dimenticato) voleva dire piantare una tenda in un cimitero abitato da fantasmi capaci di far risuonare la propria voce”.
E Amatissima è proprio questo: una storia di fantasmi, lontana dalla facile retorica antischiavista: una storia di colpe individuali e collettive che, proprio perché rimosse, continuano a tormentare l’America. Se è vero che il sogno americano si fonda sulla proiezione costante in un futuro che promette spesso più di quanto non sia oggettivamente in grado di mantenere, e che per Sethe, la madre fuggiasca al centro del romanzo, si traduce in due parole cariche di senso come “libertà” e “casa”, è altrettanto vero che quella libertà sarà sempre in discussione, e quella casa sempre infestata, fino a quando la protagonista non sarà riuscita a fare i conti con il proprio passato, e ad accoglierlo come una parte di sé.
 
Saša Sokolov, Palissandreide
Saša Sokolov (nato nel 1943) è uno degli scrittori più leggendari del secondo Novecento russo, unanimemente considerato il miglior fabbro dell’arte per l’arte e della parola in quanto tale. Con alle spalle un romanzo modernista in qualche modo lirico, faulkneriano (La scuola degli sciocchi) e uno ancora più denso e sperimentale, apertamente joyciano (Inter canem et lupum), decide, ormai in emigrazione, di cimentarsi con un prodigioso concentrato di stilemi postmoderni e pubblica nel 1984 la Palissandreide (Palisandrija), un romanzo in primo luogo auto-epico – l’epos di Palisandr che ibrida Saša (Aleksandr) e il palissandro – lasciando fino all’ultima pagina il lettore immerso nel dubbio se quelle del protagonista che dorme in una vasca siano braccia, gambe, rami o foglie. Con la stessa fantasmagorica e funambolica stilizzazione si succedono gli altri generi, dal picaresco al memorialistico, del giallo alla spy-story, dal libretto d’opera al romanzo erotico. Filo conduttore è però l’invenzione di un universo fantastorico che, prima ancora dell’inizio della perestrojka, descrive il totalitarismo sovietico come fosse l’autocrazia zarista, in un contesto totalmente atemporale e deideologizzato, dove marionette che si chiamano Stalin, Chruščëv, Brežnev e Andropov esercitano la monarchia assoluta tra i fasti imperiali del Cremlino, alla mercè di occulte congiure di palazzo, distillando l’essenza immutabile del potere in Russia a freddo e stolido ma anche molto grottesco cinismo. Proclamandosi dopo un lungo esilio Cronarca di tutte le Russie, l’eroe eponimo Palisandr realizzerà il suo obiettivo di ricucire lo “strappo nel tempo”, sommando sincreticamente l’imperialismo zarista e comunista, in lucido e drammatico presagio dell’allora lontanissima era putiniana.
 
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
 
 

RUSSIAMERICA – Turgenev e Yates: seminario sulla gioventù

 
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 20 marzo, alle 17.30, per il terzo appuntamento della nuova serie “RUSSIAMERICA – Letture parallele” dedicata al confronto tra letteratura russa e angloamericana, Mario Caramitti e Luca Briasco proporranno la lettura parallela di Ivan Turgenev e Richard Yates: “Seminario sulla gioventù”.
 
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
 

I CURATORI

 
Mario Caramitti
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
 
Luca Briasco
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
 

SEMINARIO SULLA GIOVENTÙ

In due momenti cruciali della storia russa e americana, segnati da profonde trasformazioni sociali e psicologiche, scrittori della generazione precedente leggono le illusioni e le aspirazioni dei loro giovani protagonisti alla luce di un complessivo dissesto etico e sociale, inserendo grandi personaggi femminili al centro della narrazione.
 
Ivan Turgenev, Alla vigilia
Pubblicato (1860) alla vigilia dell’epocale liberazione dei servi della gleba, Alla vigilia (Nakanune) prelude anche – nel tempo della storia, ambientata nel 1853 – alla disastrosa guerra di Crimea e alle aspettative ingannate dell’epoca di massima fibrillazione ideologica della storia della Russia. Al centro dell’intreccio i dirompenti esiti autunnali delle schermaglie d’amore in un’estate in dacia tra Elena, giovane aristocratica in cerca di un ruolo nel mondo e tre pretendenti, complementari a illustrare quel mondo in ogni stratificazione: l’artista frivolo e talentuoso Šubin, l’intellettuale teneramente bolso d’illimitato altruismo Bersenev, il virile, monolitico, impenetrabile patriota bulgaro Insarov.
Essenza e motore della narrazione è la sapiente orchestrazione autoriale, che miscela schermaglie, motteggi, panorami, idiosincrasie, dilemmi culturali per generare un organismo narrativo fresco e disinvolto, di spiccata, ammaliante fisionomia ritmica e stilistica.
Concentrato su rovelli etici e ideologici cui non si vuol dare, programmaticamente, alcuna soluzione, Alla vigilia può essere inteso come un enorme falso movimento, dietro il quale la vera evidenza e forse il vero intento autoriale è un seminario sulla gioventù, un’epopea della leggerezza, quintessenziale, intrinseca, non a dispetto dell’impegno civile ma in integrale alternativa.
 
Richard Yates, Revolutionary Road
Quando, nel 1961, esordisce formalmente come narratore con Revolutionary Road – pur avendo già pubblicato su rivista diversi dei racconti che di lì a poco convergeranno in Undici solitudini -, Richard Yates è alle soglie dei quarant’anni e ha alle spalle una vita intera di fallimenti, passi falsi, alcol a fiumi e tabacco a dismisura. È disilluso e minato nella salute. In America si preparano gli anni di Camelot, cui lo stesso Yates contribuirà come ghost writer del Procuratore generale Robert Kennedy, e che precipiteranno, il 22 novembre 1963, con l’assassinio “in diretta” di John Fitzgerald Kennedy.
Ma Yates non vuole parlare del suo presente, o ragionare su un futuro che a molti appare luminoso e che invece si rivelerà tragico: sceglie di raccontare una giovinezza già minata dal male di vivere, una storia di ribellione al conformismo nel nome di quello che, alla prova dei fatti, si rivelerà un conformismo ancor peggiore. Si cala nel passato, quindi, ed esplora l’America dei sobborghi, entrando nell’inferno delle villette tutte uguali in cui i giovani americani vedono spegnersi ogni giorno i propri sogni. Scrive un capolavoro ed evoca un mondo nel quale si è già fantasmi di sé stessi quando ancora ci si illude di essere vivi. Un ritratto d’epoca, così disperato nella sua empatia da non concedere ombra di scampo, o di redenzione.
 
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
 
 

RUSSIAMERICA – Sexton e Achmatova: tra confessione e trasfigurazione

 
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 13 marzo, alle 17.30, per il secondo appuntamento della nuova serie “RUSSIAMERICA – Letture parallele” dedicata al confronto tra letteratura russa e angloamericana, Luca Briasco e Mario Caramitti proporranno la lettura parallela di Anne Sexton e Anna Achmatova: “Tra confessione e trasfigurazione”.
 
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
 

I CURATORI

 
Luca Briasco
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
 
Mario Caramitti
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
 

TRA CONFESSIONE E TRASFIGURAZIONE

Due poetesse capaci, per vie diverse ma con profonde analogie, di trascendere il modello confessionale: Achmatova, proponendo un io lirico interamente identificabile, ma senza alcun univoco o preciso riscontro autobiografico; Sexton, trasformando il privato in testimonianza di un’epoca, di una sensibilità, di una sottile rivolta collettiva.
 
Anne Sexton, Il libro della follia
Per Anne Sexton, la follia e la pulsione suicida nascono in primo luogo come controcanto oscuro a un’esistenza che, per usare le sue stesse parole, era scandita dalla convinzione “di non avere nessuna profondità creativa”.
“Vittima del Sogno Americano, il sogno borghese della classe media”, convinta per troppo tempo che spettasse a questo sogno scacciare gli incubi, le visioni, i demoni del proprio “sé sepolto”, Anne trova nella poesia l’argine che le consente, una volta per tutte, di “rinunciare alla rinuncia”, di immaginare uno spazio nel quale il sé ferito possa ricomporsi, trovare una dolorosa e feroce unità.
Se per la sua opera sia lecito parlare di “poesia confessionale” rimane oggetto di discussione, ed è certamente rischioso ridurre a una pura matrice autobiografica un percorso estetico che ha fatto della sperimentazione, del costante allargamento di ciò che può essere considerato materia poetica, del furore performativo, la propria chiave di volta. È dunque all’intersezione tra esperienza personale, riflessione sul femminile e trasfigurazione linguistica che si gioca quella partita rara e disturbante che ha nel Libro della follia uno dei suoi esiti più alti.
 
Anna Achmatova, La corsa del tempo
Achmatova è uno pseudonimo prossimale – il cognome esotizzante della nonna materna tatara – scelto per ribellarsi all’autorità paterna e per indossare una maschera di alterità, alla quale, nei versi, se ne sommeranno molte altre: dall’innamorata ingenua e trepidante alla raffinata donna di mondo, dalla ribelle altera all’edonista ai limiti della perversione e, prima fra tutte, la maschera dell’amante tradita o abbandonata.
Nella Pietroburgo dell’immediata vigilia della rivoluzione, i lettori condividono appassionatamente emozioni e delusioni della giovane, ancora a tutti ignota poetessa: non ci si preoccupa troppo di come tanto diversi profili psicologici possano coincidere, a tal punto dirompente è la novità del suo stile laconico, tornito e insieme cristallino, sempre spiazzante, scandito da dialoghi di bruciante intensità e correlativi oggettivi che sommano con visionaria inventiva la natura russa e la moda della belle époque. Per l’elegante dama mondana il destino ha in serbo un tragico futuro di umiliazioni e persecuzioni, ma nel poema della maturità Requiem, specchio di un figlio e due mariti travolti dal terrore staliniano, la voce di Achmatova continuerà a suonare altrettanto nitida, lapidaria, ma, ora, infinitamente straziante.
 
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
 
 

RUSSIAMERICA – Dostoevskij e Scott Fitzgerald: poetiche in miniatura

 
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 6 marzo, alle 17.30, si terrà il primo appuntamento della nuova serie “RUSSIAMERICA – Letture parallele” dedicata al confronto tra letteratura russa e angloamericana a cura di Luca Briasco e Mario Caramitti.
Il primo incontro si intitola “Poetiche in miniatura” e propone la lettura parallela di Fëdor Dostoevskij e Francis Scott Fitzgerald.
 
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
 

I CURATORI

 
Luca Briasco
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
 
Mario Caramitti
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
 

POETICHE IN MINIATURA

Approcciarsi a due classici per eccellenza partendo da opere più brevi e relativamente meno note permette di evidenziare in modo particolarmente nitido alcuni dei tratti più connotanti delle loro poetiche: il piacere masochistico per l’umiliazione e il cortocircuito vittima-carnefice per Dostoevskij, il gioco della seduzione e dell’inganno per Fitzgerald.
 
Fëdor Dostoevskij, L’eterno marito
Dov’è il fascino più recondito dell’arte di Dostoevskij? Cosa si nasconde dietro il suo incessante scavo della psicologia umana?
L’eterno marito (Večnyj muž), vibrante quanto sfibrante romanzo breve della maturità dello scrittore (1870), è vocato a disilludere definitivamente chiunque abbia l’oltranza di proporre risposte univoche a dilemmi concepiti per lasciare eternamente interdetto il lettore. Ne è un dedalico concentrato il pavido Trusockij (la viltà nel cognome parlante), che appunto in eterno aspira al ruolo di marito cornuto, crogiolandosi nell’umiliazione ma al contempo sfruttando la sua posizione per un sottile gioco di rivalsa, dialettico e fisico, che impone ai rivali una sorta di tormentoso ma a lui molto congeniale ménage à trois. Su piani temporali scissi l’ombra di una delle tipiche donne infernali dostoevskiane, pur ormai defunta, si proietta sull’aristocratico e aitante co-protagonista Vel’čaninov sotto forma di occultata e poi sciorinata a arte paternità segreta, travolgendo, nel bene e nel male, la sua ipocondrica passività. La menzogna, rivolta reciprocamente, verso se stessi e, più subdolamente ancora, al lettore, innesca un gioco delle parti di straordinaria modernità, a ogni effetto pirandelliano, mentre la vistosamente inattendibile autoanalisi di Vel’čaninov nel prefinale prefigura le più celebri pagine di Svevo.
 
Francis Scott Fitzgerald, Tutti i giovani tristi
In tutto il corso della sua carriera di scrittore, Francis Scott Fitzgerald ha sempre dichiarato che scrivere racconti e venderli alle tante riviste popolari che – nei suoi anni d’oro – facevano a gara per accaparrarseli, pagandoli spesso a peso d’oro, non era per lui molto più di un compromesso: un modo per fare quattrini e potersi concedere lo stile di vita dispendioso che ha scandito gli anni della sua giovinezza, tra feste, viaggi e alcol a fiumi.
I racconti, però, rappresentano anche un’occasione preziosa per studiare, con la facilità assicurata dalla forma breve, i grandi temi che scandiscono il percorso letterario e umano di un mito del Novecento americano. Pubblicata subito dopo quello che rimane il capolavoro riconosciuto di Fitzgerald, Il grande Gatsby, Tutti i giovani tristi è forse la sua raccolta più poetica e incisiva, nella quale lo scavo psicologico, l’ironia spietata, l’eleganza della scrittura lasciano emergere l’anima profonda di uno scrittore ossessionato dal sogno americano, dal suo inevitabile fallimento, dalla spietatezza di un mondo nel quale il mito dell’ascesa sociale è minato dall’indifferenza, dalla crudeltà e dall’egoismo di chi è già arrivato in cima. E dove le relazioni di genere e i rapporti di coppia sono compromessi sul nascere dall’inganno, dalla messa in scena, dal gioco disturbante della seduzione.
 
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
 
 

RUSSIAMERICA – Letture parallele

 
Care lettrici e cari lettori,
come anticipato in apertura dell’incontro di venerdì 27 febbraio, possiamo finalmente svelare il programma di “RUSSIAMERICA – Letture parallele” la serie di quattro appuntamenti dedicati al confronto tra letteratura russa e angloamericana a cura di Luca Briasco e Mario Caramitti.

 
Gli incontri si svolgeranno, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
 
I CURATORI
Luca Briasco
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
 
Mario Caramitti
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
 
IL PROGRAMMA
 
1. Venerdì 6 marzo
Fëdor Dostoevskij, L’eterno marito / Francis Scott Fitzgerald, Tutti i giovani tristi
POETICHE IN MINIATURA
Approcciarsi a due classici per eccellenza partendo da opere più brevi e relativamente meno note permette di evidenziare in modo particolarmente nitido alcuni dei tratti più connotanti delle loro poetiche: il piacere masochistico per l’umiliazione e il cortocircuito vittima-carnefice per Dostoevskij, il gioco della seduzione e dell’inganno per Fitzgerald.
 
2. Venerdì 13 marzo
Anne Sexton, Il libro della follia / Anna Achmatova, La corsa del tempo
TRA CONFESSIONE E TRASFIGURAZIONE
Due poetesse capaci, per vie diverse ma con profonde analogie, di trascendere il modello confessionale: Achmatova, proponendo un io lirico interamente identificabile, ma senza alcun univoco o preciso riscontro autobiografico; Sexton, trasformando il privato in testimonianza di un’epoca, di una sensibilità, di una sottile rivolta collettiva.
 
3. Venerdì 20 marzo
Ivan Turgenev, Alla vigilia / Richard Yates, Revolutionary Road
SEMINARIO SULLA GIOVENTÙ
In due momenti cruciali della storia russa e americana, segnati da profonde trasformazioni sociali e psicologiche, scrittori della generazione precedente leggono le illusioni e le aspirazioni dei loro giovani protagonisti alla luce di un complessivo dissesto etico e sociale, inserendo grandi personaggi femminili al centro della narrazione.

 
4. Venerdì 27 marzo
Toni Morrison, Amatissima / Saša Sokolov, Palissandreide
FARE I CONTI CON LA STORIA
Una riflessione parallela sui mille modi in cui il fantastico, sotto forma di fantasma o di albero vivente, irrompe e contamina la prospettiva storica ed epica, e costruisce un modo nuovo di interpretare i “fatti”: che si tratti della dittatura staliniana o dell’eredità dello schiavismo.
 
 
Gli incontri saranno anche trasmessi in diretta sul nostro canale YouTube
 
 

Enrico Terrinoni a ‘La Biblioteca incontra’

 
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 12 dicembre, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della rassegna “La Biblioteca incontra / Anteprima”, Enrico Terrinoni ci parlerà di James Joyce, a partire dal suo ultimo libro Leggere libri non serve. Sette brevi lezioni di letteratura, in dialogo con Massimo Giacci.
 

L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).

 
L’AUTORE
 
Enrico Terrinoni è professore ordinario di Letteratura inglese all’Università per stranieri di Perugia e professore distaccato presso l’Accademia Nazionale dei Lincei. Ha ricevuto il Presidential Distinguished Service Award dalla Presidenza della Repubblica irlandese per meriti internazionali in campo letterario.
Fra le traduzioni pubblicate, vale la pena ricordare quelle di James Joyce, Finnegans Wake (Mondadori, 2017; con Fabio Pedone) e Ulisse (edizione annotata bilingue, Bompiani, 2021). È autore di numerosi libri, tra i quali La vita dell’altro (2023) e il romanzo A Beautiful Nothing (2024).
 
IL LIBRO
Enrico Terrinoni, Leggere libri non serve, Bompiani
 
E se proprio oggi, in questo tempo frenetico, leggere fosse ancora l’avventura più straordinaria che possiamo vivere? Nell’epoca dell’intelligenza artificiale e dei sentimenti compressi in uno schermo, la letteratura custodisce un superpotere raro: continua a spalancare mondi, ad accendere meraviglia, a scavare dove tutto il resto scivola via. E proprio quando il mondo ci invita a stare chini su uno schermo, leggere diventa un gesto ribelle e necessario. Un atto dolce, ma salvifico. Con il carisma di un incantatore, Enrico Terrinoni ci accompagna in un viaggio attraverso la storia della letteratura, svelandone il fascino attraverso sette parole: sogno, infinito, eresia, coscienza, onda, profezia e silenzio. Sette sortilegi, sette bussole per orientarci in un universo fatto di carta e immaginazione.
Da Shakespeare a Svevo, da Virginia Woolf a Giordano Bruno, ogni pagina è una scoperta. E no, non serve essere lettori eruditi: questo viaggio è aperto a tutti. A chi divora pagine e a chi inciampa tra le righe. A chi vuole capire meglio il mondo e a chi insegue un’emozione. Perché leggere non è affatto un passatempo innocuo. È un atto di resistenza e libertà. È diventare altri. È diventare di più. Leggere è, ancora e sempre, un modo per sentirsi più vivi.

 
 
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
 
 

Leggere pericolosamente

di Azar Nafisi

   

Traduzione di Anna Rusconi

Adelphi, 2024

   

«Finché possiamo immaginare, siamo liberi» ha detto David Grossman. Ma – si potrebbe obiettare – non sarà un lusso riservato agli scrittori? In altre parole: la letteratura esercita un effettivo potere sulla nostra vita quotidiana? Le cinque lettere che fra il 2019 e il 2020 Azar Nafisi ha indirizzato al padre, proseguendo un dialogo che la morte di lui non ha interrotto, sono la più persuasiva risposta a questo cruciale interrogativo. Mentre intorno a lei, anche negli Stati Uniti, la realtà si fa sempre più allarmante – dall’affermarsi di tendenze totalitarie alla pandemia di Covid-19 – e indignazione e angoscia paiono sopraffarla, Azar Nafisi torna a immergersi nei libri che più ha amato, e ci mostra, intrecciando racconto autobiografico e riflessione sulla letteratura, come Salman Rushdie e Zora Neale Hurston, David Grossman e Margaret Atwood, e altri ancora, l’abbiano accompagnata nei momenti più difficili, come veri e propri talismani. E le abbiano dischiuso, con la loro multivocalità, inattese prospettive: insegnandole per esempio a dubitare della soffocante dicotomia tra aggressore e vittima; a vedere nell’odio e nella rabbia, in apparenza capaci di conferire identità, una fuga dal dolore – a comprendere che le grandi opere letterarie sono davvero pericolose, giacché smascherano ogni impulso tirannico, fuori e dentro di noi. Sicché leggerle pericolosamente significa accogliere l’irrequietezza e il desiderio di conoscenza di cui ci fanno dono.