Enrico Terrinoni a ‘La Biblioteca incontra’

 
Care lettrici e cari lettori,
venerdì 12 dicembre, alle 17.30, per il nuovo appuntamento della rassegna “La Biblioteca incontra / Anteprima”, Enrico Terrinoni ci parlerà di James Joyce, a partire dal suo ultimo libro Leggere libri non serve. Sette brevi lezioni di letteratura, in dialogo con Massimo Giacci.
 

L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la nostra sede nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).

 
L’AUTORE
 
Enrico Terrinoni è professore ordinario di Letteratura inglese all’Università per stranieri di Perugia e professore distaccato presso l’Accademia Nazionale dei Lincei. Ha ricevuto il Presidential Distinguished Service Award dalla Presidenza della Repubblica irlandese per meriti internazionali in campo letterario.
Fra le traduzioni pubblicate, vale la pena ricordare quelle di James Joyce, Finnegans Wake (Mondadori, 2017; con Fabio Pedone) e Ulisse (edizione annotata bilingue, Bompiani, 2021). È autore di numerosi libri, tra i quali La vita dell’altro (2023) e il romanzo A Beautiful Nothing (2024).
 
IL LIBRO
Enrico Terrinoni, Leggere libri non serve, Bompiani
 
E se proprio oggi, in questo tempo frenetico, leggere fosse ancora l’avventura più straordinaria che possiamo vivere? Nell’epoca dell’intelligenza artificiale e dei sentimenti compressi in uno schermo, la letteratura custodisce un superpotere raro: continua a spalancare mondi, ad accendere meraviglia, a scavare dove tutto il resto scivola via. E proprio quando il mondo ci invita a stare chini su uno schermo, leggere diventa un gesto ribelle e necessario. Un atto dolce, ma salvifico. Con il carisma di un incantatore, Enrico Terrinoni ci accompagna in un viaggio attraverso la storia della letteratura, svelandone il fascino attraverso sette parole: sogno, infinito, eresia, coscienza, onda, profezia e silenzio. Sette sortilegi, sette bussole per orientarci in un universo fatto di carta e immaginazione.
Da Shakespeare a Svevo, da Virginia Woolf a Giordano Bruno, ogni pagina è una scoperta. E no, non serve essere lettori eruditi: questo viaggio è aperto a tutti. A chi divora pagine e a chi inciampa tra le righe. A chi vuole capire meglio il mondo e a chi insegue un’emozione. Perché leggere non è affatto un passatempo innocuo. È un atto di resistenza e libertà. È diventare altri. È diventare di più. Leggere è, ancora e sempre, un modo per sentirsi più vivi.

 
 
La registrazione dell’incontro è disponibile sul nostro canale YouTube
 
 

Leggere pericolosamente

di Azar Nafisi

   

Traduzione di Anna Rusconi

Adelphi, 2024

   

«Finché possiamo immaginare, siamo liberi» ha detto David Grossman. Ma – si potrebbe obiettare – non sarà un lusso riservato agli scrittori? In altre parole: la letteratura esercita un effettivo potere sulla nostra vita quotidiana? Le cinque lettere che fra il 2019 e il 2020 Azar Nafisi ha indirizzato al padre, proseguendo un dialogo che la morte di lui non ha interrotto, sono la più persuasiva risposta a questo cruciale interrogativo. Mentre intorno a lei, anche negli Stati Uniti, la realtà si fa sempre più allarmante – dall’affermarsi di tendenze totalitarie alla pandemia di Covid-19 – e indignazione e angoscia paiono sopraffarla, Azar Nafisi torna a immergersi nei libri che più ha amato, e ci mostra, intrecciando racconto autobiografico e riflessione sulla letteratura, come Salman Rushdie e Zora Neale Hurston, David Grossman e Margaret Atwood, e altri ancora, l’abbiano accompagnata nei momenti più difficili, come veri e propri talismani. E le abbiano dischiuso, con la loro multivocalità, inattese prospettive: insegnandole per esempio a dubitare della soffocante dicotomia tra aggressore e vittima; a vedere nell’odio e nella rabbia, in apparenza capaci di conferire identità, una fuga dal dolore – a comprendere che le grandi opere letterarie sono davvero pericolose, giacché smascherano ogni impulso tirannico, fuori e dentro di noi. Sicché leggerle pericolosamente significa accogliere l’irrequietezza e il desiderio di conoscenza di cui ci fanno dono.