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collana "Biblioteca di studi viterbesi"
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[HINIJOSA,
Gonzalo Adorno], Dell'importanza,
e de' pregi delle emfiteusi
sostituite all'appalto camerale
dello Stato di Castro, e
Ducato di Ronciglione, Unito
Lettera al Sig. Abbate Consalvo
Adorno sopra la nullità,
ed i vizj delle enfiteusi
sostituite all'appalto camerale
dello Stato di Castro e
Ducato di Ronciglione,
con saggio introduttivo
di Anzio Risi, Viterbo,
Agnesotti, 2004, XCVI, 134,
58 p., 24 cm
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Tra
i libri di pregio conservati nella
Biblioteca degli Ardenti di Viterbo
va compreso un singolare volume (edito
a Roma nel 1795, per la nota tipografia
di Giovanni Zempel) dal titolo Dell'importanza
e de' pregi delle emfiteusi sostituite
all'appalto Camerale dello Stato
di Castro, e Ducato di Ronciglione.
Il saggio, che appare anonimo, si
deve ascrivere alla penna del gesuita
Gonzalo Adorno Hinijosa (secondo
la lettura dello storico dell'ordine
C. Sommervogel, mentre la Bibliografia
Nazionale lo cita come Adorno Hinojosa
Gonzalo), cui la Camera Apostolica,
dopo l'abbandono degli appalti dei
beni camerali appartenenti al territorio
dell'ex ducato farnesiano di Castro
e Ronciglione, aveva concesso in
enfiteusi il territorio di Pescia
Romana. Da ciò si comprende
come queste concessioni in enfiteusi
da parte della Camera Apostolica,
fossero salutate con accenti di singolare
approvazione dallo stesso Adorno,
e delle quali si magnificavano gli
sviluppi favorevoli in senso economico
per la stessa Camera concedente.
Quanto avvenne delle terre ex farnesiane
del castrense e dell'area cimina,
all'indomani della demolizione di
Castro e del recupero di quel territorio
da parte della Camera Apostolica
(1649), costituisce una pagina poco
nota della storia di questa provincia
poiché studi specifici non
se ne conoscono, salvi riferimenti
a carattere generale apparsi in vari
studi, e una tesi inedita, discussa
presso l'Università di Roma,
nel lontano anno accademico 1975/1976,
da Francesco Stefanini (giovane studioso,
scomparso prematuramente), dal titolo
L'appalto dei beni camerali dello
Stato di Castro e Ronciglione (1650-1791),
che meritò al suo autore il
massimo dei voti e la lode. Di questa
tesi ne ha parlato, in termini di
ammirazione e illustrandola in modo
sufficientemente ampio e documentato
il nostro prof. Bruno Barbini in
Biblioteca e Società, la rivista
del Consorzio, da lui diretta (anno
XIV, fasc. 1-4, 1995, p. 25-29).
Il saggio dell'Adorno, in sostanza,
segue cronologicamente il contenuto
della tesi e per questo sono grato
ad Anzio Risi che, qualche tempo
fa, mi fece partecipe del suo studio
specificatamente dedicato all'illustrazione
dell'opera conservata nella biblioteca
viterbese.
L'ampio saggio del Risi, con la prevista
ristampa anastatica del volume dell'Adorno,
è stata la proposta che il
Consiglio di Amministrazione del
Consorzio, ha ritenuto meritevole
di pubblicazione quale VIII volume
della nostra collana intitolata "Biblioteca
di Studi Viterbesi".
Nel frattempo si verificava un'altra
singolare e favorevole circostanza.
Sul mercato antiquario appariva in
vendita, oltre al saggio dell'Adorno,
un altro libro - di cui il ricordato
Sommervogel faceva cenno nei suoi
studi - costituito dallo scritto
di un anonimo "Statista Castrese"
(finora non ritrovato in altra biblioteca)
dal titolo Lettera al Sig. Abbate
Consalvo Adorno sopra la nullità,
ed i vizj delle enfiteusi Sostituite
all'Appalto Camerale dello Stato
di Castro e Ducato di Ronciglione.
Un'opera quindi completamente in
antitesi con lo scritto dell'Adorno,
di cui si minano le affermazioni
proprio alla radice, tacciandole
anche di falso e accusando lo stesso
Adorno ed altri enfiteuti addirittura
di contrabbandare il grano nel vicino
Granducato di Toscana!
La singolarità di questa Lettera
è quella di essere stata stampata
"alla macchia" (quindi
anonima e priva di qualsiasi nota
tipografica), per cui non ne conosciamo
l'autore salvo l'affermazione - come
abbiano detto - di essere opera uno
"Statista Castrese", sicuramente
una persona coinvolta nei meccanismi
conseguenti alla cessazione degli
appalti e quindi all'uso negativo
delle nuove enfiteusi. Lo scritto
potrebbe essere stato dato alle stampe
immediatamente dopo l'apparizione
del libro dell'Adorno (1795) in quanto
un riferimento temporale (a p. 12
della Lettera
) consente attendibile
una simile affermazione poiché
vi si precisa che dall'inizio dei
contratti delle enfiteusi (1792)
sono trascorsi tre anni.
Tra l'altro il piccolo volume (di
appena 58 pagine) presenta una particolarità.
Sul frontespizio, prima dell'ultima
riga, appare evidentemente cancellata,
con un fregio singolarmente corposo,
una parola. Attraverso la tecnica
digitale si è riusciti a leggere
con quasi matematica certezza che
la parola sottostante corrisponde
a "COSMOROLI". Ciò,
purtroppo, non ci ha svelato nulla
di più su questa misteriosa
edizione "fuorilegge",
quindi apparso senza il prescritto
"imprimatur". Naturalmente
l'autore temeva le ritorsioni di
quanti, da lui apertamente fatti
oggetto di pesanti accuse, e quindi
si è ben guardato di palesarsi
in qualche modo.
L'augurio è che attraverso
la pubblicazione di questo libro,
si possano suscitare altri studi
sull'argomento e, perché no,
di trovare la soluzione a questo
"piccolo giallo" che si
apre ogni qualvolta un'opera è
pubblicata, come comunemente si dice,
"alla macchia".
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| Romualdo
Luzi |
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